Arslantepe, dove nasce il il RE-PADRE-MONARCA

 

Articolo di Remo Ronchitelli

 

 

Arslantepe

Arslantepe

Antropologia e Archeologia
Le ricerche antropologiche ed archeologiche hanno raggiunto un livello di estensione e di precisione, nello spazio e nel tempo, tale da rimettere in discussione, erodere, decostruire, la distinzione tra storia e pre-istoria. Distinzione scolastica, dicotomica, astratta. Forniscono un quadro completo della storia-preistoria umana da un lato la conoscenza di gran parte delle culture “primitive”, ormai scomparse sotto il rullo compressore della “civilizzazione” europea, dall’altro lo scavo di siti risalente ad altre civilizzazioni “complesse”. Se procediamo con un approccio rigoroso ma non accademico possiamo tentare di valutare questo enorme patrimonio culturale in uno sforzo collettivo di progettazione condivisa. In questa valutazione le categorie digitali di vero e falso, di sì o di no, si risolvono in una logica analogica di costruzione di un framework condiviso che abbia una sua consistenza euristica come “sistema” di interpretazione. Ad esempio per costruire questo framework è essenziale prendere in considerazione e non “ignorare” realtà antropologiche, archeologiche, culturali tout court, come la Antica Europa di Marjia Gimbutas e le Civiltà Matriarcali di Heide Goettner-Abendroth. Come nella costruzione di una casa comune, ognuno porta i materiali necessari, sul cui impiego e qualità si può discutere, ma tutti sono finalizzati alla solidità, armonia, bellezza dell’opera finale.

 

Michael Mann

 

Michael Mann

La mia proposta è di aggiungere a questi due pilastri i mattoni raccolti da Michael Mann, autore di “The Sources of Social Power” (volumi 1,2,3,4). Michael Mann è forse la punta di diamante di una disciplina che è la sociologia storica, che tratta della storia non come sequenza di eventi, ma come trasformazione e creazione continua di “configurazioni” sociali (non ho usato di proposito il termine “strutture sociali”, nè il termine più generico “società”, come Mann suggerisce di non fare). Michael Mann parte dal modello di analisi di Max Weber delle tre dimensioni sociali: cultura, economia, politica. E’ un modello nè vero nè falso, ma universalmente praticato con successo, utile quindi da usare come attrezzatura cognitiva (o in termini weberiani “idealtipo”). M.Mann lo specializza definendo le quattro sorgenti del potere sociale come Ideologico, Economico, Politico, Militare. In breve IEMP. E’ un modello non deterministico, a differenza di quello di Marx. Come quello di Marx è un modello “conflittuale”. Ha il merito di inglobare al proprio interno il modello marxiano, in quanto tutta la fenomenologia della “lotta di classe” rientra, ma solo come uno tra i vari elementi, nella “social network” Economia. Quindi la sociologia storica di Michael Mann spiega fenomeni che la sociologia storica neo-marxista del World System, o del Centro-Periferia, non riesce facilmente a spiegare: l’importanza delle religioni, l’imbarazzante caso della Cina comunista, i nuovi modelli di capitalismo russo, indiano, brasiliano. Soprattutto si supera l’ingenua credenza funzionalista in una concezione lineare del “progresso” umano, adottata anche dai neo-marxisi per quanto riguarda la preistoria e la storia fino al capitalismo moderno (1500 dC). Questa credenza, ad esempio, non spiega la necessità di una terza guerra mondiale. Michael Mann indaga le origini dello stato. Ne studia la nascita ed il suo dispiegarsi in configurazioni storiche più complesse come gli stati-nazione, gli imperi, il capitalismo. Per arrivare ad esaminare in dettaglio le tre grandi crisi che l’umanità oggi ha di fronte: ambientale (in definitiva ideologica o culturale), geopolitica (politico-militare), economica.

 

Patriarcato e Stato
Ma un fenomeno che Michael Mann non considera (e lo dice onestamente all’inizio della sua opera) è il Patriarcato, la sua origine, diffusione, trasformazione, sopravvivenza come “strato profondo” delle configurazioni storiche moderne e del nostro stesso vissuto quotidiano. Si tratta allora di cogliere il passaggio storico, la confluenza culturale del Patriarcato nel proto-stato. Focalizzandoci sui primi stati ed esaminando i dati concreti, senza rigidità di modello interpretativo ma anche con una certa creatività di ipotesi, tipica e necessaria nella ricerca archeologica. Senza preoccuparsi della successiva diffusione dello stato, in eurasia e altrove, guardando con la lente là dove si è manifestato la prima volta. Lo stato con i suoi quatro sottosistemi IEMP ben definiti si è manifestato la prima volta ad Arslantepe, nell’alto Eufrate, Mesopotamia anatolica, l’attuale Malatya in Turchia, l’antica Melid degli Ittiti (indoeuropei). Qui per decenni sono stati eseguiti degli scavi che hanno tagliato i vari strati della “collina dei leoni”, prima da parte di studiosi francesi, poi da studiosi italiani, e per finire da Marcella Frangipane della Sapienza di Roma. La studiosa italiana, che ha realizzato un lavoro di importanza internazionale ed unico per la sua interdisciplinarità, ha organizzato a Roma nel 2004 una mostra dedicata al sito di Arslantepe: “Alle origini del potere – Arslantepe – La collina dei leoni“, Electa Mondadori, Roma, 2004. Ad Arslantepe compare per la prima volta nella storia umana il potere palaziale o palatino, appare il palazzo del Monarca, simbolo del potere politico-militare, distinto dal potere ideologico economico. Arslantepe non è il primo proto-stato, apparso ad Uruk (Bassa Mesopotamia) come la prima città-stato organizzata su un potere economico stratificato e centralizzato che aveva al suo centro il tempio o “Agenzia Templare” (vedere il alvoro di Mario Liverani, sempre della Sapienza su “Uruk la prima città”). Arslantepe è la prima manifestazione di un potere “regale” distinto dal potere “religioso”.

 

La più antica tomba “reale”

 

Tomba Reale Arslantepe
Il catalogo della mostra può essere propedeutico a questo esame di un possibile raccordo tra stato e patriarcato. Nell’analisi della tomba regale (Cap.VII, pag.114, La più antica Toma “Reale”. Dati archeologici e costruzione delle ipotesi”, Giulio Palumbi), databile tra il 3081-2897 oppure tra il 3308-2879, si ritrovano tracce precise di una cultura “Transcaucasica”. Sacrifici umani, spade di rame arsenicato, daghe (come quelle romane), lance, tomba a cista, e soprattutto la ceramica. Cito dal catalogo: “Sia la sepoltura S150 che la tomba T1 attestano la presenza (probabilmente sino ad ora la più antica in questa area) di rituali e costumi funerari, come la sepoltura collettiva [Ndr: qui sarebbe più opportuno parlare di “sacrifici umani” come evidenziato dallo stesso G.Palombi], la tomba a cista e le armi del corredo, estranei alle tradizioni locali e originari invece della Transcaucasia (cultura Kura-Araks) e del Caucaso settentrionale (i kurgan di Majkop). Dunque i Kurgan di Majkop. Importante la ceramica, che comprende vasi chiari del precedente periodo, e vasi rosso-neri. “Sono quattro olle in ceramica rosso-nera, di tradizione est-anatolica e transcaucasica, disposte simmetricamente in due coppie, forse metafore di quelle umane, che sottolineano un rapporto di uguaglianza e identità tra il numero dei vasi in ceramica rosso-nera e quello delle degli individui sepolti”. Per concludere con Giulio Palumbo: “La lettura ambivalente della rappresentazione funebre mette in risalto il senso e il ruolo di mediazione della tomba, nell’ambito della dialettica passato-presente e vecchio-nuovo, evidenziando sinecismi e contaminazioni che sono il risultato delle profonde trasformazioni in atto nelle strutture politiche delel comunità dell’Alto Eufrate attorno al 3000 a.C., e della conseguente fluidità dei confini culturali della regione, con relativa mescolanza di etnie e tradizioni diverse”.

Conclusioni
I tempi e gli artefatti coincidono con quanto Marija Gimbutas aveva proposto (Marija Gimbutas, “Kurgan – Le origini della cultura europea”, Edizioni Medusa, Milano, 2010). Per quanto riguarda una buona esposizione del complesso di ricerche sulle origini dello stato vedi “I primi stati” – La nascita dei sistemi politici centralizzati tra antropologia e archeologia”, Francesca Giusti, Donzelli, Roma, 2002, dove si citano Mario Liverani (Uruk) e Marcella Frangipane (Arslantepe). Segnalo come rappresentativo dello stato lo Schema 10 a pag.114, “Funzioni dello Stato”, che sono “Funzioni politiche”, “Funzioni economiche”, “Funzioni ideologiche”. Segnalo inoltre a pag.68, Figura 2, lo schema di “Modello di clan conico”. “Con questo termine coniato dall’antropologo messicano Kirkhof (1935), si indicano appunto dei gruppi di grande estensione che discendono da un antenato comune. Il maschio più anziano nella linea diretta di successione patrilineare dall’antenato del gruppo è nella posizione di rango più alta, all’interno del clan conico. La linea principale e più antica è rappresentata dal primo figlio del primogenito e così via”. Questo dimostra l’importanza eccezioanle della patrilinearità, che normalmente non viene considerata perchè erroneamente stimata come “naturale” o “inevitabile”. Forse non abbiamo mai valutato nella sua “anomalia” che i “re” fossero tutti “maschi”.

 

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Schemi tratti da “I primi stati – La nascita dei sistemi politici centralizzati tra antropologia e archeologia”, Francesca Giusti, Donzelli, Roma, 2002. pag.68

 

Remo Ronchitelli ha scritto un breve saggio sull’ Antica Europa che è possibile scaricare sul suo sito a questo indirizzo

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