Coccolosfera di Mario Bolognese

Riflessioni su femminismo, ecologia e…sentimenti.

                                     BollaconAlberoRovesciato

 

 

  … L’amor che move il sole e l’ altre stelle …

 

               …  L’eco-logia come oikos ( casa ) è un grembo, umano e cosmico,  di donna

                    e, per simpatia con le bambine e i bambini amo chiamare questo habitat…

 

                                      …  L  A      C  O  C  C  O  L  O  S  F  E  R  A

 

                                                                                                               

 

Femminismo ed ecologia…

 

“ Fra i molti movimenti di base che oggi lavorano per il rinnovamento sociale, il movimento femminista e quello ecologista sono quelli che patrocinano i più profondi cambiamenti di valori: il primo attraverso una ridefinizione della relazione tra i sessi, il secondo attraverso una ridefinizione della relazione tra uomo e natura. Entrambi possono contribuire in modo significativo al superamento della nostra ossessione per il consumo materiale.

Sfidando l’ordine e il sistema dei valori della società patriarcale, il movimento delle donne ha introdotto una nuova concezione della mascolinità e della natura della persona, una concezione in cui non c’è più bisogno di associare la virilità con i possedimenti materiali. Al livello più profondo, la consapevolezza delle femministe si basa su ciò che le donne conoscono per esperienza, e cioè che tutta la vita è strutturata in una serie di connessioni, che la nostra esistenza è sempre immersa  nei processi ciclici della natura. La coscienza femminista, quindi, ricerca la propria realizzazione non nell’accumulazione di beni materiali, ma nelle relazioni in cui ci prendiamo in qualche modo cura degli altri.

Pur partendo da un approccio differente, il movimento ecologista giunge alla stessa posizione. La formazione ecologica richiede un pensiero sistemico – un pensiero cioè centrato sulle relazioni, il contesto, gli schemi e i processi…Pertanto, l’ascesa  del movimento femminista e di quello ecologista si uniranno per portare un profondo cambiamento a livello di pensiero e di valori…Dal ricercare la felicità nei possedimenti materiali al trovarla nelle relazioni in cui ci prendiamo in qualche modo cura degli altri”.

 

 ( Da: “Fritjof Capra,  La scienza della vita, Le connessioni nascoste tra la natura e gli esseri viventi, Le scienze come un romanzo, Corriere della Sera, 2002, pagine 344 e 345”).

 

La coccolosfera parla la…lingua materna…

                                                                        E anche un pò la lingua paterna, quando il compagno, offrendo la sua mano al bambino e alla bambina, non dimentica che la vita è anche simbolo, stupore, poesia…Il testo che segue esprime molto bene questa…culla linguistica…

La lingua materna è un parlare affettivo, carnale, appreso nell’infanzia, che ci accompagna nei momenti più veri della nostra esistenza. Imparando a parlare e a nominare il mondo, incontriamo nella lingua materna l’invisibile, che ha trovato espressione nelle favole, nella magia, in alcuni aspetti della religione e in pratiche di vita orientata. La desacralizzazione, condizione tipicamente contemporanea, è in un certo senso la negazione della trama invisibile che accompagna la nostra vita dall’infanzia . L’idea-guida di questo libro prende spunto dall’esigenza di ritrovare quella prossimità con la lingua materna che ci allaccia ad esperienze simboliche del sacro. Scopriamo in essa la fonte di ciò che tocca intimamente e carnalmente ogni individuo e mette in movimento la vita, riaprendo il rapporto con noi stessi e con gli altri.

 

(Da:  ” Il cuore sacro della lingua, a cura di Chiara Zamboni, Il Poligrafo, Padova, 2006, retro di copertina” ).

 

La coccolosfera ci rigenera…

                                                 …co-spirando con l’universo… Insufflare la vita, come bene-dire , con un giusto e profondo respiro , è antica pratica magico-rituale e terapeutica. Questo perchè il respiro è sempre stato inteso, a certi livelli religiosi, come un’iniziazione al ‘soffio’ del cosmo. Insomma c’è un respiro della vita quotidiana e ce n’è uno diverso, che immette in altre dimensioni psicosomatiche o spirituali. Ho fatto questa osservazione- su cui non mi addentro-  anche perchè oggi in pediatria si lamentano sempre di più, diversamente dal passato, disturbi o malanni respiratori nei bambini, per cui l’argomento ha tante e diverse implicazioni.

Per cui queste mie note desiderano semplicemente far prendere coscienza che un’ educazione a un respiro armonioso  è sana prevenzione e fonte di benessere.

Il respiro si pone dunque alla base di ogni fecondità, in quanto è…germogliante…

Questa osservazione della filosofa Luce Irigaray mi ha invogliato a riflettere sul gioco e sulla fiaba anche  come veicolo di una  relazione tra l’essere umano e una diversa spiritualità collegata al cosmo. La grande studiosa della differenza di genere ci invita infatti a:

 

                                     “… co-spirare con l’insieme dell’universo, di giungere a questo senza interruzione. In India si dà un senso alla respirazione assai più spirituale di quello che si dà in Occidente. La pratica della respirazione spiritualizza in India il corpo qui e ora. Ogni introduzione nella tradizione dell’India prevede una quotidiana pratica filosofica-religiosa – dello yoga, dei riti, un’alimentazione particolare, dei gesti- e, se il linguaggio è valorizzato, lo è soprattutto come linguaggio poetico”.

 

(Da: “ Il divino concepito da noi, numero monografico  luglio-dicembre 1989, a cura di Luce Irigaray, autori vari, Edizioni Dedalo,  pag. 94” ).

 

A questo punto mie intuizioni e ricerche sul…campo…, come educatore e formatore di insegnanti,

hanno avuto un ulteriore importante avallo sull’importanza della fiaba e della fabulazione poetica.

Il gioco, attraverso un racconto, di collegare diverse modalità di respiro  di bambine e bambini a uccelli con diverso piumaggio,  casa-nido, colore e stile di volo…, ha avuto esiti , anche di animazione, di piacevole, sorridente e armonioso benessere… All’inizio dominava il piumaggio rosso, quello della corsa, del respiro allegramente affannoso…Ma poi, poi altri nidi …con ninnenanne per la buona notte … e altri colori invitavano  alla calma e anche a sognare e a meditare…

C’è poi, in questa danza del respiro, anche un collegamento con il ritmo circadiano: l’inspirazione e l’espirazione ci conducono rispettivamente verso la notte e il giorno  cosmicamente intesi. Nel loro punto intermedio,  nel “vuoto” del non respiro, si nasconde, secondo la saggezza orientale, il ‘serpente’ della creatività, l’animale che trasforma la nostra emozione in racconto e paesaggio  di vita. E questo permette al respiro di farsi…poesia… favorendo dunque la ricerca di un campo e di una…connessione…poco elettroniche…

 

 …Verso una relazione poetica ed amorosa con il cosmo…

                                                                                                …e tutti i suoi abitanti visibili e invisibili…Quando noi, fin da bambini e bambine, diciamo:  “che bello !” , ci sentiamo in un alone di dolce meraviglia, proprio  come dentro una coccolosfera, come amo chiamare , per non separarmi dalla visione del mondo infantile, questa vera e propria bolla di vita che ci avvolge.

E dentro questa oasi, preziosa perché rara, il bello e il buono sono, assieme, ordito e trama dello stesso respiro della vita…

 

                                        Chi è bello, lo è finché è sotto gli occhi,

                                        chi è anche buono lo è ora e lo sarà poi. ( Saffo, Liriche, VII – VI sec. a.)

 

 Il bello è anche buono,  e viceversa, perché, nella nostra infanzia, quando c’era malumore nel nostro cuore, dicevamo : “Brutto/cattivo…”.  La Grecia antica chiamava questo umano ed essenziale archetipo olistico del nostro stesso “nominare il mondo” kalos kagathos, bellezza e bontà assieme…Una filosofia primordiale che racconta la vita fin dalla ninnananna che una madre cantilenando sussurra sopra una culla… …                                                                                          So bene che il mondo non è tutto rose e fiori, ma credo  comunque che conservare – a tratti molto faticosamente – la capacità di meravigliarci e il senso della bellezza,  sempre intrisa di una sua misteriosa bontà, sia fonte di benessere, solidarietà e pace…  Soprattutto godendo della sin-fonia di tutti i sensi, perché…                                                                                                                     

 

…La coccolosfera è anche una bolla di sensi incantati…   

                                                                             …come ci ricorda in una poesia Louis Chadourne parlando dell’infanzia:

 

La mia infanzia è un covone di odori…

 

Un covone…una bolla… tutte immagini in qualche modo placentari  che ci riportano al tatto, ai sensi, e al profumo di quella via lattea in  cui eravamo avvolti nutrendoci…Per ritrovare l’infanzia, dentro e fuori di noi, propongo infatti anche un viaggio olfattivo dentro la nostra immaginazione creatrice, perché gli odori sono vocali e consonanti dell’alfabeto primordiale della vita. Così, con una poetica dei sensi,il nostro Albero della Vita continua  ricevere, a ogni età, la sua clorofilla…

 

 “ L’infanzia non è una cosa che muore in noi e si disseca dopo che ha

    compiuto il suo ciclo. Non è un ricordo. E’ il più vivo dei tesori, e continua

    ad arricchirsi a nostra insaputa…Guai a chi non può ricordarsi della propria

    infanzia. Riprenderla in se stessi come un corpo nel proprio corpo,

    come un sangue nuovo nel vecchio sangue: uno è morto dopo che essa

    lo ha abbandonato”.         (F. Hellens)

 

Abbiamo incontrato il mondo giocando…

                                                                     …e divertendoci, da bambini e bambine, a…nascondino... Quello che scompare riappare…e questo gioco è buono, ma è anche bello e divertente,  soprattutto quando il cuore ritrova  ciò che gli occhi sembrano aver perso…Fare bellezza – che è l’etimologia della parola poesia –  è tessere una rete di senso che la vita a tratti sembra disfare ma che poi, magicamente, una Penelope amica tesse e ritesse come talamo e  nido per poter covare ancora vita e amore…L’antico nome delle Regina di Itaca sembra infatti sia stato Penelops, un anitra manderina sacra ad Artemide…Il gioco è una fiaba che il corpo racconta e nido sono gli occhi che brillano quando c’è stata una tessitura collettiva,  perchè l‘io della solitudine è diventato la tela del noi…E non c’è solitario e un tantino triste videogioco  che valga questa festa di risate che una volta apparteneva al cortile, all’aia o a una strada…molto più sicura di oggi…Non ci sarebbe mondo simbolico, fiaba e poesia , .- e cioè un annidarci terapeutico nella coccolosfera – senza l’antica arte magica femminile della tessitura, perché, come la Dea Aracne ci ricorda:

 

“Tutti questi simboli, ierofanie, miti, rituali…sono collegati da corrispondenze, analogie, partecipazioni, come se li contenesse una rete cosmica, un immenso tessuto entro il quale tutto si corrisponde e nulla rimane isolato”. (Mircea Eliade )

 

Sotto il mantello di Madre ( e Bimba…) poesia…

                                                                                Girando per calli a Venezia si possono trovare dei bassorilievi dove piccoli esseri umani sono supplici, in preghiera, ai piedi della Madonna che li copre e li protegge con il suo manto…Questo esprime un desiderio, una speranza ma nello stesso tempo anche una paura rispetto all’ imago – l’immagine interiorizzata, densa di emozioni – della      madre. La paura della genitrice, espressa soprattutto dal genere maschile in varie elaborazioni della nostra cultura psicologica, riguarda la sua vera o presunta dimensione onnivora, divoratrice verso di noi. Liberarsi dalla..madre per essere veramente liberi e autonomi? Fare…l’urgenza maschile rivolta al…fuori…ma per  fare  che cosa? Un fare distanziante, per colonizzare spazi che noi controlliamo oppure un fare artigiano, che prepara, intaglia e abbellisce la culla per il frutto del ventre della compagna? Si sa che poesia viene dal greco poiein, che vuol dire proprio fare, ma come creazione incessante per la vita, e non per addomesticarla e farne così un bio-elettro-domestico, un gadget al nostro servizio…Un volta viaggiavo sul treno, verso Bolzano, e fuori dal finestrino si distendevano verdi paesaggi d’autunno, con la loro polifonia di colori. Ma non c’erano sguardi verso la bellezza: il mondo adulto parlava, o dormiva, mentre ragazze e ragazzi, senza una parola, si parlavano in surreale silenzio, mostrandosi solo immagini del loro smartphone…C’è poesia quando noi onoriamo la vita e così ci liberiamo dolcemente dalla mamma  – quella rivestita dalle nostre paure , soprattutto maschili, che temono il divoramento – ritrovando così  incessantemente la Madre ( e la Bimba sua Figlia)…

 

“ Questo stadio ( del patriarcato…) è sfavorevole alla poesia. Gli inni rivolti al Dio del tuono…sono fallimenti poetici, perché attribuendo a lui un potere illimitato il poeta rinnega la propria inalienabile fedeltà alla Musa  perché il  Dio del tuono, nonostante la sua abilità di giurista, logico, declamatore e compositore in prosa, da quando è sfuggito alla tutela di sua madre ha cessato di essere poeta e di capire la vera poesia”.

 

( Da: “ La Dea Bianca, di Robert Graves, Adelphi,  1992, pagina 447”).

 

La relazione, matrice della coccolosfera…

                                                                       L’immagine che per me esprime meglio l’idea della relazione è l’uovo: grembo, perfetta e nutriente cellula di vita ma anche alone, luminoso e caldo.     E nello stesso tempo  ovviamente anche grande simbolo sia centripeto ma anche di irradiamento cosmico di complesse energie e informazioni. Nella pancia della nostra mamma, insieme persona e universo, abbiamo rivissuto la genesi del mondo assieme alla nostra, imparando a conoscere e ad accudire gli alfabeti della vita, sentendoci noi accuditi…Vivendo poi è l’arte, la poesia, la musica, la spiritualità,  insomma l’insieme dei volti della bellezza, che  riesce a lenire e ad ammorbidire e forse a trasformare in risorsa  la misteriosa e inevitabile alchimia del dolore…L’arte insomma – chiamo olisticamente arte  quanto, vivendo qui e ora nel mondo, ci rifa, ma non solo per noi , uovo di senso, – opera  una rigenerazione riportandoci, anche solo per brevi ma preziosi momenti creativi, alla coccolosfera  primordiale. Ritornare alla madre è anche…economia…in una rinnovata funzione e ruolo che interpella anche il padre, la figura maschile, che accetta di essere semplicemente co-creatore, e non più solitario e onnipotente demiurgo, sul trono del divide et impera…Insomma si ritorna all’utero solo…uscendone…ma conservando tutta la magia e l’energia, anche conoscitiva, di quel  “c’era una volta”… Insomma l’economia, in senso lato, molto onnicomprensivo anche in senso estetico…,  come…grembo…

 

In che modo si presenta l’economia, ossia la disciplina che mira alla soddisfazione dei bisogni umani e la pratica che le corrisponde, se la ripensiamo in modo nuovo a partire dalla rappresentazione della natalità? Nel momento in cui entrano nel mondo…gli esseri umani non sono adulti e indipendenti. Al contrario, sono molto  fragili e dipendono da chi si prende cura di loro.

Vengono dalla matrice del grembo materno e hanno bisogno che la matrice mondo continui a proteggerli in modo certo, provvedendo a loro come già aveva fatto la prima matrice, da cui è stato reciso il cordone ombelicale.

La matrice mondo è fatta del sensibile involucro cosmico, consiste di nutrimento spirituale

e corporeo, di edifici e tessuti protettivi, di persone e comunità che nutrono e danno senso.

Per nostra fortuna, già Gesù di Nazareth ci ha insegnato l’antropologia della natalità : “ Ed egli, chiamato a sé un piccolo fanciullo, lo pose in mezzo a loro e disse: In verità io vi dico: Se non mutate e non diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli…”.

La possibilità di conservare la vita, così come la qualità della vita stessa, dipende primariamente dalla matrice mondo – in parole povere dall’aria e dall’amore- e solo secondariamente dalle merci che si trovano sul mercato.

 

Da: “ Ina Praetorius, Penelope a Davos, Idee femministe per una economia globale, Quaderni di     via della Dogana, Libreria delle Donne di Milano, Milano, 2011, pag. 56 )”.

 

Come convivono le differenze…

 

…là dove tutto il mondo si incontra in un nido… ( Versetto sanscrito riportato da Tagore)

 

Nella coccolosfera anche il litigio può arricchire lo scambio di doni, perché si convive in una conca che etimologicamente rimanda a una conchiglia o a un vaso…In una conca non è  facile sfidare

 l’avversario reso nemico, perché il duello esige quella  distanza che le spade , per il famoso e quasi sempre infausto senso dell’ onore maschile e  per il  loro gioco rituale di morte, richiedono. Infatti lo scontro violento ha bisogno di un terreno piatto e solido, e non di una conca dove inevitabilmente la forza di gravità fa avvicinare i corpi… In questa umana prossimità non te la cavi lanciando dall’alto un missile , ma sei costretto, se l’odio è diventato il tuo ossigeno, a intingere il  pugnale nel sangue di un essere umano, guardandolo…Mentre ogni coccolosfera non può che rimandare a una culla, dove anche le parole perdono pian piano i loro spigoli per arrotondarsi e dove pentole e paioli sono rotondi per cuocere, condire e far danzare assieme cibi e culture diverse…

E in questo spazio-nido rotondo del cuore e del pensiero,  un ricamo di paglia che va  incessantemente riparato, anche il senso religioso e spirituale della vita non può, in-concludendo,  esprimersi se non con una poesia come questa:

 

…Amore è la mia religione….

 

                                      “ O meraviglia! Un guardiano tra le fiamme…

                                      il mio cuore accoglie ogni forma:

                                      è prato ove bruca la gazzella,

                                      monastero ove il  monaco prega.

                                      Per ogni idolo è tempio,

                                      per il pellegrino è  la Ka’ba,

                                      è la tavola della Torah,

                                      è il libro del Corano.

                                      Io professo la religione dell’amore:

                                      qualunque sia il luogo verso cui volge la sua carovana.

                                      Amore è la mia religione, la mia unica fede”.

                                                                                                                   ( Ibn Arabi )

 

In-concludendo e ringraziando:

 

“…dite ciò che noi non abbiano detto,        

                                                            pensate ciò che noi non abbiano pensato,                                                               

 comprendete ciò che noi non abbiamo compreso!”.

 

              ( Da: “ Testi dello sciamanesimo, UTET, Torino, 1984, pagina 470”).