Convergenza Europea di Permacultura, Reportage

Articolo di Stella del Sud

 

download

 

Si è svolta a Bolsena dal 7 all’11 settembre la Convergenza Europea di Permacultura (EUPC), un appuntamento biennale della durata 5 giorni, durante il quale esperti/e da tutta Europa e da altri continenti hanno condiviso saperi, esperienze, metodologie e progetti di Permacultura o di materie legate ad essa, attraverso conferenze, workshops, laboratori pratici, ma anche spettacoli, performance artistiche e attività olistiche.
Quella di Bolsena, organizzata dall’Accademia di Permacultura ha rappresentato la 13° edizione di tale convergenza e la 1° in Italia.
Ma cos’è la permacultura? E’ un processo etico, consapevole ed integrato di progettazione di insediamenti umani, che utilizza i modelli degli ecosistemi naturali. Un sistema di progettazione per realizzare e gestire una società sostenibile, basato su principi etici che mirano al benessere delle persone, della terra in cui vivono e dell’equa condivisione delle risorse, abbinato ad un approccio pratico alla vita quotidiana. In definitiva, una forma di ecologia applicata, che utilizza in modo olistico mente, cuore e mani. La si può applicare ovunque, in ambiti rurali o urbani, fino a strategie economiche e a strutture sociali ed invisibili.

L’agenda di tale evento è stata particolarmente ricca di appuntamenti; difficile quindi poter presenziare a tutti.
Mi sono quindi lasciata trasportare da ciò che mi interessava di più: ascoltare gli interventi di due notissim* eco attivist*, Alberto Ruz Buenfil e Starhawk.

Alberto Ruz Buenfil, di origine messicana che ha lottato per più di 40 anni per i diritti umani e ambientali (nato nel 1945), ha incantato la platea durante la sua presentazione svoltasi in un piccolo ma delizioso teatro della città di Bolsena nella giornata di venerdì 9 settembre. Ha esordito dicendo che “la Terra non è nostra, noi siamo la Terra”, iniziando così il suo intervento sui diritti della Madre Terra e  ripercorrendo le tappe fondamentali delle lotte per i diritti umani: il 24 ottobre 1945, data della creazione dell’ONU, il 10 dicembre 1948, data della creazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il 1947 con l’indipendenza dell’India grazie all’opera di Gandhi, il 1992 con la fine della schiavitù in Africa grazie a Nelson Mandela; ha quindi accennato a tutte le svariate lotte che sono state fatte,  tra cui quelle iniziate negli anni ’80 per i diritti ambientali.
Alberto ha quindi raccontato del suo attivismo soprattutto nella sua terra, il Messico dove grazie alla resistenza passiva sono riuscit* a bloccare il secondo impianto nucleare nel paese.
E sono stati proprio i popoli originari (come quello messicano) a dare inizio alle prime lotte per la terra: popoli che attraverso la musica, la danza, la spiritualità restano in contatto con la madre terra.
Ha continuato citando personalità illustri che hanno teorizzato le spinte di tali popoli: Rachel Carson, autrice de “La primavera silenziosa”, la prima a parlare di coscienza ambientale; Teillard de Chardin, padre della eco-teologia; Donella e Dennis Meadows che pubblicarono nel 1972 “I limiti della crescita”; Thomas Berry, un sacerdote che iniziò a parlare di riconciliazione con la terra; James Lovelock e Lynn Margulis e la loro “Ipotesi di Gaia”; Leonard Boff, gesuita brasiliano che parla della terra come un essere vivo; fino agli esponenti della Beat Generation, tra cui Gary Sneider, poeta che visse con alcune popolazioni indigene e scrisse inni alla natura; Stephen e InaMay Gaskin, che nel Tennesse crearono Farm, una delle prime comunità (arrivata alla quarta generazione) in contatto con la Madre Terra.
A partire da questa comunità, se ne sono create tantissime altre nel mondo, che hanno iniziato ad incontrarsi durante festivals creando così una rete mondiale. Grazie a tale rete, sono emersi il Movimento Bioregionale del Nord America (il cui slogan è “noi siamo del posto dove stiamo”), e la nazione Arcobaleno. In questo processo di formazione hanno avuto un ruolo fondamentale  personaggi come Starhawk e Callenbach, che hanno coniato il termine “ecotopia” nel 1975 e ha avuto un ruolo attivo nella definizione della permacultura, e Rob Hopkins, che ha portato all’interno del mondo urbano i principi della permacultura.
Alberto ha chiuso il suo intervento raccontando dei suoi tanti viaggi in giro per il mondo fino a rientrare in Messico nel 1981 per creare un ecovillaggio e la rete dei Guardiani della Terra, i quali si riuniscono una volta all’ anno in un luogo già occupato da una piccola comunità che li ospita: fanno festa insieme, varie cerimonie varie di condivisione, garantendo così la continuità della spiritualità.
Oltre a questo, Alberto ha anche visitato a bordo di una carovana tanti villaggi del sud America, diffondendo così i principi della permacultura; dal 2010 al 2012 ha ideato il programma di eco-quartieri, una sorta di consigli di abitazioni. Grazie a tutte queste iniziative Alberto riesce ad essere presente nei forum sociali, all’interno dei quali si tenta di costruire un’alleanza con altre organizzazioni che stanno lavorando nella stessa direzione.
A giugno 2016 si è svolto il primo forum sociale mondiale per i diritti della terra in Messico, che ha accolto ospiti del calibro di Leonard Boff e Vandana Shiva e tavole rotonde sul tema “siamo terra”.
A luglio è stata quindi elaborata una proposta di legge da introdurre nella costituzione messicana che possa difendere i diritti di Madre Terra; ad agosto è arrivata al Senato e ora si trova in discussione.
(Se si vuole approfondire l’attività di Alberto, il sito di riferimento è: www.derechosdelamadretierra.org; )

 

14322243_1738921076358831_848624385345978460_n-1
Nella medesima giornata della presentazione di Alberto Ruz Buenfil, si è svolto un workshop dal titolo “Permacultura e spiritualità” condotto da Starhawk, nella meravigliosa location del convento di Santa Maria del Giglio a Bolsena, al cui interno c’è un chiostro affrescato alle pareti e un piccolo giardino con viti e alberi da frutto.
Starhawk ha aperto accennando al termine spiritualità e a come molto spesso si pensi ad essa come a qualcosa di esotico e lontano da noi: nulla di più errato, la spiritualità è dentro di noi, dall’antichità.
È importante ritrovare le nostre radici, più che quelle dell’est e dell’ovest del mondo: dobbiamo ricongiungerci ai nostri antenati e alle nostre antenate, grazie alla connessione con tutti i popoli i cui miti sono i medesimi. Per capire questo concetto, ha suggerito di riunirsi in piccoli gruppi raccontando le proprie origini e quello che facevano nonne e nonni e altri parenti di famiglia, soffermandosi anche sul rapporto che stringevano con la terra. La comprensione delle nostre antenate e dei nostri antenati ci aiuta a comprendere quale direzione scegliere per il nostro futuro.
Storicamente, il distacco dal mondo degli antenati e delle antenate è avvenuto in Europa a partire dal 16° e 17° secolo, con epoche storiche come il Rinascimento e l’Illuminismo, durante il quale ci si è allontanat* anche dalla terra. Tuttavia, è con l’Inquisizione che è avvenuta la scissione più profonda tra la società contemporanea e quella del passato, attraverso la persecuzione ai danni delle streghe e del loro sapere/potere. Questo, congiuntamente alla fase di distribuzione della terra, ha dato una forte spinta al distacco da essa, causando guerre e spingendo alla creazione della proprietà privata. La fase industriale successiva ha avuto come prima conseguenza quella dell’abbandono delle campagne.
Starhawk suggerisce di incontrare la gente (parla della piccola comunità italiana di Comunanza nei Monti Sibillini, che esiste secondo i principi della permacultura) e di leggere i lavori delle archeologhe, che hanno portato alla luce antiche culture matriarcali e il modo in cui vennero represse da quelle patriarcali.
Il workshop continua con un momento di forte connessione con le radici e una successiva passeggiata tra gli alberi e le piante, stando in contatto con esse: il tamburo fa da sottofondo ai passi delle/dei partecipanti e chi vuole intona un canto.
Al termine, la partecipazione è di tutt* nel descrivere le sensazioni e le emozioni suscitate da tale momento: il filo rosso che lega i vari interventi è la BELLEZZA, delle visioni, degli odori, delle sensazioni, dell’essere insieme.
Starhawk chiude suggerendo di credere solo nelle cose che si sentono e si percepiscono, nutrendo così i nostri sensi. Siamo solo noi che decidiamo cosa è sacro.
(è stato appena pubblicato l’ultimo suo libro, “City of Refuge”, distribuito anche in rete).

La mia esperienza a Bolsena si è chiusa con la partecipazione sabato sera al tramonto ad un rito in onore della Madre Terra: più di 200 persone (da tutte le parti del mondo) si sono riunite in un sito etrusco nella parte alta della città e sono state condotte attraverso una danza a spirale alla ri-connessione con la terra, il sole, la luna. Descrivere le emozioni di un momento di ritualità è impossibile, e forse inutile: resta il ricordo, indelebile, di una partecipazione collettiva, emozionante, straripante.