Donne Sciamane, Recensione di Francesca Rugi

D&D 84, marzo 2014

Si ringrazia la rivista D&D per la gentile concessione.

Donne sciamane_cop2fr

ARTICOLO DI FRANCESCA RUGI

Morena Luciani ricostruisce la mappa perduta della spiritualità femminile e delle attività ad essa
connesse partendo dalla definizione dello sciamanismo a dalla sua collocazione storica e
antropologica.
Lo sciamanismo come “fenomeno sociale e culturale(…) forma di spiritualità” studiato,
contestualizzato e tipicamente riferito ad una pratica che ha origine nelle società primitive per
“benedire” le attività venatorie, quindi attività maschile e sciamano maschio.
Morena Luciani arriva rapidamente e inesorabilmente ad un interrogativo preciso: e le donne?
Ed ecco che per rispondere a questo interrogativo si dipana uno studio accurato, puntuale e rigoroso
che si muove su due fronti: da un lato il percorso di studi storici e antropologici e la loro
interpretazione. Quel percorso evoluzionistico che ha messo al centro l’uomo e le attività venatorie,
dando una visione storica parziale delle società primitive, se non del tutto travisata. In questo
percorso ecco che compaiono altre voci, studi che danno lettura diverse, che fanno comparire le
donne e le loro attività di madri, di raccoglitrici, di pittrici, di ostetriche, di sciamane.
Dall’altra la precisa e rigorosa analisi dei reperti: tombe, utensili, statuette, pitture.
I due racconti si incrociano, compongono una visione unitaria, affresco di una storia che non ci
hanno raccontato. O che continua a rimanere nascosta sotto le ceneri della storiografia ufficiale,
quella che si è depositata nella società e che tutt’ora continua a determinarla culturalmente.
E in questa storia ecco che non sono gli uomini che cacciando garantiscono la sopravvivenza i
protagonisti unici e determinanti dell’organizzazione sociale.
Sono invece le donne che, proprio perché madri, hanno bisogno di trovare soluzione alla garanzia di
riserva di cibo, e creativamente rispondono a tale bisogno incentivando la raccolta, creando utensili
per scavare le radici, piccoli contenitori per la conservazione. Quindi il legame madre-bambino è la
spinta propulsiva all’evoluzione sociale.
“Se ricostruiamo i passaggi evolutivi considerando anche l’altra metà dell’umanità, l’immaginario
che ne traiamo è completamente diverso.
Alla base della transizione dalle antropomorfe ai primi ominidi ci fu (…) la relazione madre-figlio.
Erano le donne che dovevano allattare e trasportare i figli e necessitavano quindi di un maggior
apporto calorico nella dieta. Questa esigenza fu all’origine della scoperta di nuovi sistemi per
procurarsi il cibo e dell’utilizzo di utensili per estrarre tuberi e radici.(…)
La diade madre-figlio costituiva l’unità sociale elementare, affiancata da relazioni familiari più
ampie come quelle tra fratelli e sorelle. Le madri avevano dunque anche il compito della
socializzazione e della trasmissione delle informazioni”
Riprogrammiamo l’ottica, tariamo la visuale su questo panorama.
Considerando gli eventi evolutivi nella corretta prospettiva, con equilibri reali, Morena Luciani
colloca storicamente l’attività spirituale femminile e lo sciamanismo, quale percorso di conoscenza.
E spiega con chiarezza il motivo per cui lo sciamanismo fatica ad essere compreso nella sua reale
natura. La cultura occidentale ha operato una “scissione degli elementi vitali, che ha in primo luogo
portato la divinità in un territorio diverso e lontano dalla sfera fisica”, come occidentali siamo
“educati (…) a quella lettura della realtà in cui le categorie del pensiero si oppongono: la materia
e lo spirito, l’intuito e la ragione, la sfera celeste e quella carnale”. Mentre lo sciamanismo è un
“insieme di pratiche che investono il corpo e la mente” un percorso spirituale che presuppone “la
dimensione collettiva e terrena (…) una visione del mondo dove ogni cosa è interconnessa ed esiste
in virtù di una trama cosmica di cui è parte”.
Lo sciamanismo richiede di considerare la spiritualità ed il sacro come parte strutturante della realtà
quotidiana. Pertanto ogni evento della vita è manifestazione dell’incrocio fra i mondi. Esperienze
peculiari del percorso di sciamanico sono gli “stati alterati di coscienza” che permettono di accedere ad altre dimensioni della conoscenza.
Non è solo la corretta visione dell’evoluzione umana che assegna alle donne il loro legittimo posto a
dare inevitabile spazio alla visione dello sciamanismo come attività femminile. E’ sopratutto la
natura fisiologica specifica del corpo della donna che, collocato lo sciamanismo e le sue attività
nelle corrette categorie interpretative, evidenzia la necessità di ruoli femminili preposti a tale
attività.
Le donne sono fisiologicamente programmate per vivere e sperimentare attraverso il loro corpo
“stati alterati di coscienza”.
Il ciclo mensile ed il parto sono il patrimonio biologico ed il nucleo del“training spirituale”.
Nel corpo delle donne risiede il loro potere spirituale ed il legame con la rete
delle connessioni cosmiche. Quindi Morena Luciani cerca di raggruppar le principali funzioni
sciamaniche svolte dalle donne dando loro un colore):

il rosso della vita, dove vengono considerate le tradizioni e le attività legate al ciclo
mestruale ed al potere del sangue femminile
il bianco della luce, riesame della stretta relazione tra la nascita e la spiritualità; il potere
generativo femminile che durante il parto diventa esperienza del sacro
il verde della natura, riesame della “conoscenza proibita dal patriarcato”, l’utilizzo delle
piante sacre come rivelatrici
il nero della rigenerazione, la relazione delle donne con la morte e con l’esperienza della
rigenerazione mensile

Al termine del viaggio in cui questo studio e questa analisi ci hanno accompagnate sappiamo che
“le donne sono state sciamane fin dalla preistoria: datrici di vita e di morte, hanno dipinto grotte,
creato vasellame e statuine, tessuto e cucito preghiere, cotto pane e dolci per le cerimonie,
fermentato bevande, cantato, danzato e suonato il tamburo, attività che principalmente svolgevano
per mantenere in salute e in equilibrio la comunità .
Attraverso il loro corpo sono state in grado di canalizzare forze misteriose per poter curare se
stesse e i malati (…) utilizzando stati estatici raggiunti attraverso la meditazione, il suono del
tamburo, l’ingestione di vegetali psicoattivi e la danza frenetica”.

Nel ciclo mensile e nel parto risiede il nucleo del potere spirituale della donna “la capacità di vivere sciamanicamente all’incrocio tra i mondi, quel potere di percepire la realtà nella sua complessità, di cui è rimasta traccia indelebile nel ben noto e banalizzato intuito femminile”
Morena Luciani riporta l’esperienza nel presente.
Afferma che il disconoscimento e la repressione delle capacità sciamaniche femminili corrispondono all’esclusione dal potere sociale, politico e culturale. Non considerare la donna nelle sue specifiche competenze biologiche non scindibili dal potere spirituale, valutarla in base a parametri che non le corrispondono o che escludono il suo fisiologico potere corporeo e spirituale, significa relegarla in un angolo, esorcizzarne la reale natura.
Il percorso sciamanico quindi diventa attività non solo di conoscenza personale ma collettiva. “Prendere il tamburo è una scelta politica” afferma Morena.
Questa è l’altro aspetto davvero prezioso di questo libro: l’essere utilizzabile nell’esperienza
presente. Forte di quella rigorosa ricerca e dell’inquadramento storico di cui dicevamo, apre la
strada del percorso attuale, quello dell’esperienza e della chiave di lettura del presente.
E questo è lampante partecipando ai seminari che Morena conduce, dove ciò che descrive nel suo libro prende vita e diventa reale. Dove lei, donna sciamana sapiente e piena di grazia, guida concretamente le donne nell’esperienza, nel viaggio ascendente più tipicamente femminile: che parte dal movimento e dal suono del tamburo. Utilizzando esattamente quel sapere antichissimo che ha recuperato, e che, con questo libro sta offrendo, o meglio, restituendo, alle donne.
A noi, donne che sentono, annusano, cercano.
In un mondo che dice di averci dato spazio e riconosciute, ma che ancora una volta, ci ha dato lo
spazio degli uomini. Con la loro forma, i loro parametri. Ci ha dato il permesso di somigliare a loro,
senza riconoscere e valorizzare le nostre caratteristiche, quelle femminili, che ancora vengono
temute e tenute nascoste. E’ questo libro uno di quegli spazi che danno risposte. Risposte che in
qualche angolo, dentro di noi, sapevamo esistere.
E il grande e raro valore di questo lavoro di Morena Luciani è proprio la ricerca storica puntuale e solida su cui poggia nitida la sua lettura.
Restituisce legittimità alle donne e alla loro specifica natura. Le esorta a utilizzare il loro potere spirituale nel quotidiano, nell’interpretazione di se stesse e del mondo, a fare del “prendere il tamburo una scelta politica”.