Energie maschili tra le danze del velo di Maya

 

… Un merlo tra nidi e nodi d’amore…

…LE ENERGIE MASCHILI TRA LE DANZE DEL VELO DI MAIA…

Poesia ed iniziazione gilanica ai sentimenti

 

ARTICOLO DI MARIO BOLOGNESE

 

Il seguente testo è nato da un illuminante dialogo telefonico tra me e Mario Bolognese sulle difficili relazioni che uomini e donne si trovano a vivere in questi tempi, in particolar modo sulle paure e sulle fughe che caratterizzano spesso l’universo maschile di fronte all’intensità di un rapporto di coppia.

Il patriarcato ha inflitto ad entrambi i sessi una ferita profonda, uscire dagli schemi della “famiglia”, costruire rapporti autentici implica uno sforzo da parte di tutte e tutti noi. Ma mentre sempre più Donne Drago, fanno salti meta-temporali, si sollevano di fronte al dolore e alle ingiustizie che il sistema dominante ha riservato loro, alle loro figlie e ai loro figli e si ritrovano insieme per riallacciare i fili dispersi e proclamare i valori della VITA, gli uomini, sembrano perdersi nella loro individualità, lasciando le loro compagne sole e disorientate. Perché?

Non tutto il mondo maschile agisce in tal modo, chiaramente, Mario e tanti altri volenterosi, si stanno mettendo di impegno per comprendere i buchi neri della società fallocratica, ed è bello scoprire una mascolinità creativa, poetica, che attraverso la cosmo-gentilezza arriva a squarciare il velo di Maia e a suggerire una nuova identità.

Il mondo di Mario Bolognese è per me un’oasi del maschile, un sentiero nel bosco, in cui la via non è uniforme nè facile, ma una volta raggiunta la strada asfaltata la sensazione è quella di sentirsi profondamente risanati/e.

 

Morena Luciani Russo

 

AlberoCulla

 

Finchè non prenderemo in mano, riconoscendola, la nostra umana fragilità

e non la trasformeremo in risorsa relazionale, continueremo

ad avere paura della donna. ( 1 )

Per questo, oltre all’autocoscienza , necessaria ma non sufficiente,

dobbiamo tornare alla poesia della nostra infanzia,

allo stupore davanti a ogni forma di vita,

sapendo che l’amore fa parte di un giardino…

di Mario Bolognese

 

E’ invero affascinante vedere come la vita

nasca da ogni creatura vivente,

insetto, serpente, gallina o albero,

e tra di esse c’è il medesimo potere

creativo unificante. ( Marija Gimbutas )

 

La persona più adatta alla vita relazionale

e al dialogo nella famiglia è la bambina… ( Luce Irigaray )

 

Una nota introduttiva mia…

 

Questa ultima citazione …”Dalla parte delle bambine”… (3) ovviamente mi collega alla riflessione di Gimbutas ed è un tema che mi sta particolarmente a cuore, e cioè l’emanazione e il dono della Dea Bambina nell’umana ricerca di senso e di amore. ( 4 )

Ma siccome queste mie note sono dedicate al mio genere e dunque anche a me, vorrei spiegare brevemente, introducendo queste sensazioni, emozioni e pensieri , la cornice di senso in cui cerco di inserirmi. Se la bambina è l’anima del dialogo nella famiglia umana lo è sicuramente anche nella famiglia cosmica, e dunque anche nella rete delle relazioni, tra cui quelle affettive. Siccome questa elaborazione del potere rigenerante della bambina sicuramente farà parte della sapienza e della pratica del pensiero delle donne, sto cercando di attingere da essa e di proporla in…casa mia…Di certo, ho pensato, l’altra metà del cielo non avrà i nostri problemi gerarchici e di potere e le mamme, soprattutto quelle simboliche , sapranno imparare dalle figlie, anche bambine…( 5 )

E allora mi sono detto: dopo avere prima esplorato il ‘sacro’, antropologicamente inteso, del bambino, con le sue risorse, fidandomi poi delle parole di Irigaray , ho il desiderio, con tutti i miei limiti, di attingere qualche tesoro dallo scrigno-bambina . Qualche tesoro, apparentemente anche piccolo piccolo, che mi/ci dica qualcosa di nuovo e di bello sulla qualità e stile delle nostre…serenate… Insomma un incontro, per me prezioso, con la diversità della ‘ piccola altra’, sia come soggetto storico che come archetipo di nuovo pensiero, soprattutto la…levità… dell’esserci al mondo…

Ovviamente mi rendo ben conto che la bambina, come Dea Bambina, è solo una delle emanazioni dell’unica Dea. Ma si tratta di una emanazione molto importante soprattutto, ma non unicamente, per le danze del cuore maschile. Porta la grazia della farfalla…

Gli argomenti per questa…partitura musicale…allegro-andante …, in vista di un possibile duetto d’amore…, riguardano, nello schema unificante di cui parla Gimbutas, la rete di energie, il ruolo del respiro poetico e del cosmo, natura e animali. Contiene anche una proposta per cercare di attutire questo dislivello energetico tra maschio singolo e donna singola/collettiva : verso un eco-intenerimento e dilatazione in senso cosmico della nostra coscienza maschile.

Questo, spero, come invito a cosmo-ingentilirci, anche passeggiando sugli imprevedibili sentieri della seduzione…E vorrei suggerire una traccia di cammino pure sull’altro molto importante ‘nodo’ d’amore, solitamente poco raccontato, e cioè il…lasciarsi…Sapersi reciprocamente ‘congedare’, con affetto, forse forse, diventa poi la prova paradossale della maturità di un amore…In queste note non si parlerà di amori omosessuali in quanto non toccano quel dislivello

energetico esistente nell’incontro tra uomo e donna, l’argomento di cui stiamo parlando…

Questi dunque sono i temi su cui cercherò di soffermarmi, con tutta umiltà, ben sapendo che solo la poetica universale, l’arte, la danza e la mistica hanno suonato con un certo garbo questo argomento sul clavicembalo della vita…

 

DonnAlbera

 

Il respiro poetico, nella danza del velo di Maia…

 

“…co-spirare con l’insieme dell’universo, di giungere

a questo senza interruzione. In India si dà un senso

alla respirazione assai più spirituale di quello che le

si dà in Occidente. La pratica della respirazione

spiritualizza in India, il corpo qui e ora. Ogni introduzione

nella tradizione dell’India prevede una quotidiana pratica

filosofico-religiosa – dello yoga, dei riti, un’alimentazione

particolare, dei gesti – e, se il linguaggio è valorizzato, lo

è soprattutto come linguaggio poetico. ( 6 )

 

L’avventura umana, come spesso autorevolmente ci ricorda Marija Gimbutas, si muove sulla ciclica ruota di vita-morte-vita e parlare di respiro poetico senza questa dimensione ogni umano viaggio rischia la banalizzazione. La poesia dunque è una…farfalla che sa posarsi, per attingere il miele della vita, anche sui fiori della morte…Il velo di Maia sa danzare nella ritmica bellezza del…vuoto, mentre un contemporaneo consumismo esistenziale comprime la vita nell’ossessione e illusione della realtà, del …pieno, del possesso…

Una poesia mi offre , anche rispetto alla nostra umana avventura d’amore, il senso di una diversa identità e dimensione relazionale…

 

Il proposito della poesia è ricordarci

come è difficile rimanere una persona sola,

perchè la nostra casa è aperta,

non ci sono chiavi alla porta,

e ospiti invisibili vanno e vengono. ( Milosz )

 

amanti di valdaro

 

Ospiti invisibili vanno e vengono… Quando il femminile Velo di Maia affascina all’improvviso il nostro passo vagabondo e, inebriati, usciamo dalla…precarietà affettiva dichiarando, con qualche legittima resistenza, il nostro stato di innamoramento… l’errore è quello di pensare di aver trovato, finalmente!, una ‘meravigliosa’ donna singola e non , ( anche ) , un…collettivo…

Infatti inconsciamente ‘proiettiamo’ su di lei il nostro storico individualismo e stabiliamo, ingenuamente e in buona fede, l’equazione uno più uno, noi ‘due’ insomma… e cioè la coppia…

Per mia fortuna da decenni ho il privilegio e l’onore, come formatore di insegnanti, di lavorare prevalentemente con donne e sapendomi nutrire di ascolto e di una certa relativa capacità di essere fecondato , ho imparato tanto…Soprattutto che il mondo femminile ha una sua placenta collettiva invisibile, un ‘campo morfico’, come una specie di ‘grande corpo astrale’ che non è semplicemente la somma di tante singole unità…

Assistendo, nei miei laboratori, a momenti di danza o teatro notavo spesso delle sincronicità magiche, non preparate…Come se tra di loro fluttuasse il Velo di Maia e ognuna lo prendeva e lo lasciava, avvolgendosi, con la propria originalità, dentro questo scialle lunare…

La mia ipotesi – un’intuizione che forse è solo una nostalgia e un desiderio- è che una donna, quando ci dona l’antico potere del suo sguardo, non ci tocca solo con lo scialle che indossa…

L’argomento, tra di noi, andrebbe esplorato facendo assieme poesia, anche dolorosa se necessario… Quanto ci rendiamo conto dell’… ‘altrove’ in cui ci troviamo, vicini a un concreto corpo di donna che è anche, contemporaneamente, un diverso spazio-tempo, un ‘pluri-verso’? Un’energia ‘altra’, fisica ma di materia sottile? Il respiro e la pratica poetica, vicini alle bambine e ai bambini dentro e fuori di noi, rendendoci materialmente meno grevi e con una forza di gravità meno spietata, ci potrebbero consentire quella ‘fluttuazione’, quella leggerezza che richiede ogni danza con il loro Velo…Certo, in questo altro ‘spazio’ l’amore diventa un’invenzione…a due…E il menestrello fa dono della sua (presunta) sicurezza assecondando un passo di danza…spesso ignoto…

 

DanzaDonne

 

Il fatto è che noi, non avendo elaborato collettivamente un ‘altrove’ nostro, una danza collettiva di un nostro tessuto virile da ‘mettere in danza’ con quello ‘scialle’, siamo dis-orientati e questo, in tanti modi diversi, finisce per incidere sul cammino amoroso…

E tante volte questo è un vero peccato quando, ad esempio, si tratta di un singolo uomo magari ‘gilanico’, attento, intelligente, servizievole, gentile…

Cercando una conclusione ‘impossibile’- perchè a questo il nostro logos da solo non può e non sa rispondere- mi rimetto alla grazia della Dea Bambina, perchè la poesia- il cosmico respiro rigenerante- è sua, come l’antica farfalla che la Nonna e la Mamma le hanno donato per disegnare ali tra il cielo e la terra del nostro umano giardino…

 

Nel mistero dell’infinito

oscilla un pianeta.

E, sul pianeta, un giardino,

e, nel giardino, un letto di fiori;

e, nel letto di fiori, una viola,

e, per tutto il giorno, sulla viola,

tra il pianeta e l’infinito

l’ala di una farfalla. ( Cecilia Meireles )

 

Cosmo, natura, animali…

Ci sono degli autori, all’interno del nostro mondo maschile, che possono offrirci un contributo importante per la ‘cosmizzazione’ -parola un po’ aspra…- e allora diciamo cosmico intenerimento della nostra coscienza troppo rigidamente ego-sintonica…

Come introduzione a questo lavoro di ‘pulizia’ della pelle dell’anima consiglierei Gaston Bachelard che ci invita a ritrovare in noi l’antico bambino cosmico. ( 7)

Per gli animali rimando a un testo di James Hillman (8). Per incuriosire e motivare culturalmente chi legge riporto dell’autore questo brano:

 

Ma perchè il miele? Che cosa è che attira il ragno verso il pene cosparso di melassa? L’addolcire il fallo, magari sentimentalizzandolo, è forse il primo passo nell’iniziazione della propria coscienza fallica attraverso l’ “unguento” di Demetra, Signora della Api e Dea delle messi e del raccolto? L’insetto racchiude davvero un segreto.

 

Questo lavoro di dolce dilatazione della nostra coscienza è frutto di una ri-modulazione del nostro stesso respiro: da efficiente, controllante, funzionale diventa, anche e contemporaneamente, aperto alle piccole creature, in ascolto di voci spesso tenui e delicate, ritrovando stupore e tenerezza… E questo non solo non toglie virilità ma anzi la rende attenta e costante perchè vicina alla terra…A questo proposito riporto un mio ‘racconto’ che introduce , lavorando con bambine e bambini e dunque anche con noi stessi/e, il ritrovamento di un ‘cestino’ pieno di altri sguardi. Con altre piccole poesie da completare, allegate, per un allegro girotondo di vita…

 

All’alba di quel primo mattino

fiducioso iniziai il mio cammino

cavalcando il bastone-destriero

regalo di Papà lo Sparviero…

Su quel monte volevo arrivare

che lontano vedevo brillare…

Anche il vento sapeva di maggio

ma quel monte sembrava un miraggio…

Così tornai dove ero partito

un po’ triste, confuso e avvilito…

Di Mamma Oca agognavo il cestino

che ho lasciato quel primo mattino…

Cestino che a me vuoto sembrava

anche se dentro lei palpitava…

Eran palpiti di coccinelle

mille gli sguardi…ridon le stelle…

 

Lasciarsi…

Seguendo un certo orientamento metodologico di questo scritto, di mettere anche a disposizione libri scritti da uomini, ho trovato un testo che potrebbe servire a un’elaborazione collettiva di questa importante fase e dimensione del racconto amoroso: il lasciarsi… Come è possibile, è scritto in copertina, che le persone per uscire da una storia d’amore debbano diventare così crudeli? Il libro, molto interessante, ha un taglio antropologico e interculturale.

Da questo testo ( 9 ), riporto questa Ottava siciliana ( tarantella)…

 

Stu pettu è fattu cimbalu d’Amuri

Tasti li sensi mobili e accorti,

Cordi le chianti, sospiri, e duluri,

Rosa è lu cori miu feritu a morti,

Strali è lu ferru, chiai so li mei arduri,

Marteddu è lu pensieri, e la mia sorti,

Mastra è la donna mia, ch’a tutti l’uri

Cantando canta leta la mia morti.

 

Questo petto è fatto cembalo d’Amore

Tasti i sensi mobili e accorti,

Corde i pianti, i sospiri e i dolori,

Rosa è il mio cuore ferito a morte,

Strale è il ferro, chiodi i miei ardori,

Martello è il pensiero, e la mia sorte,

Padrona è la donna mia che a tutte le ore

Cantando va lieta la mia morte.

 

L’amore come fiaba dentro un giardino…

 

Non vorrei essere quella foglia

staccata dal ramo

non vorrei essere

quel ramo

senza la sua foglia. ( Barbara, 9 anni )

L’alfabeto amoroso lo si apprende entro i tre anni e poi lo si declina variamente, con grammatiche e sintassi più adulte,ma il racconto si forma lì, tra le creature che popolano l’erba semplice e mite…Il grande, storico guaio della nostra educazione maschile, spesso come vittime ignare, è che abbiamo pensato che una verde gentilezza è debolezza e che la virilità ha da fare più con la potenza del tronco dell’albero che con il canto degli uccelli…

Nel giardino di una relazione il vero gioco è con il Velo di Maia, quel vento misterioso che scompiglia foglie e capelli e che invita a una danza che nulla può possedere perchè ha l’imprevedibilità e il rischio di ogni incontro con il mistero…

Apparentemente uscendo dalla metafora poetica – ma qui è sostanza segreta di ogni umano amore – l’amante ‘singolo’, chiuso nel recinto a volte rigido della sua individualità , si trova, innamorato , a giocare con ‘lei’ che è anche Velo di Maia, che è contemporaneamente ‘corpo concreto’ e ‘corpo diffuso’ nel giardino dei mille colori, umori, saperi e sapori…

Come iniziazione ‘concreta’ all’amore in un giardino, per non perdere l’incanto del Velo di Maia, propongo l’eco-gentilezza della fiaba, ritrovando quel respiro poetico che è anche terra, acqua, fuoco e terra… Il mio invito è quello di disegnare concretamente l’emozione del proprio pensiero d’amore – anche se è abbandono o lutto o dolore lancinante e non solo estasi e gioia- sentendoci bambini…Disegnando come se fossimo sui banchi di scuola ritroviamo il corpo nostro e del cosmo,, Notando come non riusciamo a pensare, e dunque anche ad amare, senza alberi e fiori e un faccione di sole e tessiture di uccelli nel cielo…Il pensiero e il linguaggio astratto, perdendo la concretezza poetica della vita, non ‘tiene’ l’amore perchè vuole comprimere, imprigionare una farfalla nel palmo racchiuso della mano… Disegnare da adulti come bambini, e poi ‘giocare’ questo foglio da disegno come fosse una fiaba in parte inespressa, tutta da raccontare…E’ questa un’iniziazione, prendendo spunto dal disegno, ( 10 ) per ritrovare prima il nostro ‘tessuto’ di Linus, quel prezioso straccetto che poi, imparando o re-imparando la libertà della nostra immaginazione creatrice, forse , diventando aquilone, potrà giocare col Velo… Per tutto questo – il dono di un diverso sguardo e respiro- ringrazio la Dea Bambina e la citazione che segue (11 ), di Chang Ch’ao, mi sembra una sua dolce emanazione…

 

Piantar fiori serve a invitare farfalle, ammontar rocce serve a invitare le nuvole, piantar pini serve a invitare il vento…Piantar banani serve a invitare la pioggia e piantar salici serve a invitare la cicala…

 

Bibliografia e note-

 

(1)- Wolfgang Lederer, Ginofobia : la paura delle donne, Feltrinelli, Milano 1973.

(2)- Luce Irigaray in: “ Progetto di formazione alla cittadinanza per ragazze e ragazzi,

per donne e uomini, su incarico della Commissione per la realizzazione della parità fra uomo

e donna della Regione Emilia Romagna, pag. 52”.

(3)- Sono molto riconoscente a questo testo, secondo me denso di affascinanti prospettive

di ricerca: “ Dalla parte delle bambine, L’influenza dei condizionamenti sociali nella

formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita, di Elena Gianini Belotti ,

Feltrinelli, 1985”.

(4)- Molti di questi temi, con indicazioni bibliografiche, sono presenti nella mia relazione:

“Scendendo nel cuore di ogni parola, assisto alla mia nascita”, Convegno Laima,Torino,

aprile 2013. La relazione è presente tra i materiali del sito : www.assaociazionelaima.it

In particolare la mia ricerca , in favore di una educazione gilanica non solo rivolta a

bambine e bambini, è orientata a onorare quella particolare emanazione della Dea

che amo chiamare Dea Bambina.

(5)- “ Nel rapporto tra Clémence e Plectrude, raccontato dalla Nothomb, c’è anche dell’altro.

Clémence era stata contenta dell’espulsione dall’asilo perchè così poteva tenersela a casa.

Si deve sapere che Clémence aveva altre due figlie che tirava su con amore ma mantenendosi

strettamente nelle convenzioni, invece con quest’ultima figlia che le era piovuta dal cielo

avveniva in lei un’incredibile metamorfosi: barattava la sua anima di madre di famiglia

con quella di una creatura fatata, “ svelava la fata sedicenne e la strega di diecimila anni

che teneva nascoste in sè”. Appena tutti erano usciti per andare al lavoro e a scuola le

due si vestivano con abiti sontuosi, ballavano, si preparavano un pasto base di dolciumi

e sciroppo di orzata. Con Plectrude Clémence si autorizzava a far vivere quella parte sepolta,

ma esistente, quello sguardo sul mondo che la bambina aveva perchè era bambina ma che

anche Clémence aveva dentro di sé come uno sguardo “primo” sul mondo, non tutto già

sistemato nelle categorie esistenti, uno sguardo da fiaba”.

Tratto dal capitolo. “ C’era, non c’era, di Vita Cosentino e Federica Marchesini, pag. 24.

in : “ Il cuore sacro della lingua, a cura di Chiara Zamboni, autrici varie, Edizione

Il Poligrafo, Padova, 2006”.

Posso dolcemente aggiungere che questo sguardo”primo”, così essenziale anche per gli amori

adulti, mi sembra proprio un dono della Dea Bambina?

(6)- Da: “ Il divino tra di noi, domande poste a Luce Irigaray nel corso di un incontro al centro

studi femministi di Utrecht, pag. 94, del numero monografico, autrici ed autori vari, della

rivista semestrale Inchiesta, luglio-dicembre 1989, Edizioni Dedalo, dedicata al “Il

divino concepito da noi, a cura di Luce Irigaray”.

(7)- “ L’infanzia conosce l’infelicità attraverso gli uomini. Nella solitudine può lenire le sue

pene. Il bambino si sente figlio del cosmo, quando il mondo umano gli lascia la

tranquillità…Così nelle sue solitudini, quando è padrone delle sue reveries, il bambino

conosce la felicità di sognare ciò che sarà in seguito, la felicità dei poeti…”

Consiglio questo libro : “ La poetica della reverie, di Gaston Bachelard, Edizioni Dedalo,

Bari, 1984, ( citazione a pag. 118 )”, come introduzione a questo affascinante studioso

che ha dedicato svariati lavori alla..poetico-analisi degli elementi…

(8)- James Hillman, Animali del sogno, Cortina Editore, Milano, 1991. La citazione è a pag 24.

(9)- Franco La Cecla, Lasciami, Ignoranza dei congedi, Come è possibile che le persone per

uscire da una storia d’amore debbano essere così crudeli, Ponte Alle Grazie, Milano, 2003”.

La citazione della poesia a pag. 42.

(10)-L’alfabeto di Madre Terra, Sacro e disegno infantile, di Mario Bolognese, Ananke Edizioni,

Torino, 2012”. info@ananke-edizioni.com

(11)- J.C. Cooper, Hin e Yang, l’armonia taoista degli opposti, Ubaldini, Roma, 1982, pag.43”.

 

Padova, maggio 2014 Mario Bolognese

 

E-mail: canticocreature@gmail.com