Fiabe del Solstizio D’Inverno a cura di Mario Bolognese e Violet

Questo è il dono di Natale che Laima ha pensato per bambine e bambini. Due fiabe gilaniche che ci riportano alla Signora dell’Inverno  e al significato antico del Solstizio che stiamo vivendo in questi giorni. Ringraziamo Violet (Laura Rimola) e Mario Bolognese per la preziosa collaborazione.

SOLEBAMBINA
Fiaba di Mario Bolognese

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C’era una volta, quando le libellule danzavano in cerchio, una grande foresta incantata. Qui gli alberi si parlavano e le piante e i fiori delle quattro stagioni si cambiavano i segreti di colori e di profumi. E gli animali poi…Ma lo sapete che in questa foresta anche le loro orme, di notte, emanavano luce? Ma questo capitava solo una notte dell’anno, quando il cielo si curvava come un uovo con il guscio di lapiszazzuli…La chiamavano la Notte Dei Mille Veli perché ogni cosa era come avvolta da uno scialle…E camminando attraversavi tante soglie di colore diverso…
In questa notte molto molto speciale tutte le creature, visibili e non visibili, preparavano un giaciglio di erbe e di fiori per il Bimbo-Sole che stava nascendo…Ma siccome erano ormai passate mille lune rosse, c’era una profezia che diceva che bisognava cambiare culla perché…Ma il perché non lo sapeva nessuno e allora si rivolsero alla Signora delle Pigne, dei Nidi e della Neve per chiedere aiuto e consiglio.
“ Come dobbiamo preparare questa nuova culla? E chi sarà la Creatura-Sole che nascerà?”
“ Dopo mille lune rosse”. rispose sorridendo la Signora, “tutto si rinnova e un nuovo sole sorgerà dalla culla, vedrete…Sarà una bella e dolce sorpresa…”.
Dopo nella foresta ci fu un gran daffare per allestire la culla, seguendo i consigli della Signora: fiori d’ibisco, salvia, malva, lavanda, melissa, verbena odorosa, foglie di mora, petali di rosa e… e poi a cercare uccelline e uccellini che conoscono le ninnenanne dei quattro orizzonti… Nel frattempo la Signora pensando a una pappa molto speciale, era salita sopra un albero altissimo per prendere da una stella gocce di… Poi, poi finalmente la notte fatata spuntò e nella culla, con un sorriso di stupore di tutte le foglie, apparve una…Bimba-Sole…

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China sulla piccola, lei, la Signora, delicatamente sfiorando le sue labbra, lasciò gocce di miele su quella bocca di fragola… E allora apparvero api-lucciole , tante e tante, in girotondi attorno alla culla…

ApeArtemide
E una luce d’ambra avvolse la grande foresta, una luce anche dolce, perché stavano piovendo gocce di miele… E chi le assaggiava – anche la cimice nascosta, la molesta zanzara e l’unica piccola rana stonata -era accolta nella danza degli esseri…


SONIA E IL NATALE DEGLI ANIMALI
Fiaba rinarrata da Violet

(N.d.R) Si consiglia di cambiare il nome di Sonia con quello del bimbo o della bimba a cui lo leggerete.

Era la mattina della vigilia di Natale e la piccola Sonia, una bella bambina di quasi sette anni, era appena arrivata alla casa di montagna dei nonni, dove avrebbe trascorso le festività natalizie insieme alla sua famiglia.
La sera prima aveva nevicato molto e il bosco che circondava il bel maso di pietra e legno era tutto innevato. I rami verdi degli abeti erano piegati sotto al soffice strato di neve, e scoiattoli e leprotti giocavano vicino alle loro tane, tuffandosi nel fresco manto e spuntando fuori subito dopo con i musetti spolverati di bianco.
Sonia si divertiva tanto a guardarli mentre si rincorrevano, saltavano e si nascondevano felici, e ridendo gioiva insieme a loro.
Per tutta la giornata, la bambina aveva giocato nella neve e aveva osservato gli uccellini del bosco che si avvicinavano timidamente in cerca di cibo, e dopo aver fatto merenda con i deliziosi biscottini allo zenzero che la nonna aveva appena sfornato, era scesa nella piccola stalla a salutare gli animali: le mucche con i loro vitellini, le caprette e il cavallino. Passando accanto a loro li accarezzava sulla testa e dava loro da mangiare un po’ di fieno e qualche carota, e loro la guardavano con gli occhi pieni di dolcezza e gratitudine.
Quando giunse la sera, il vecchio stalliere Peter accese la lanterna ad olio con l’acciarino, la appese al gancio della stalla, e chiese alla piccola se volesse sapere un segreto. Sonia naturalmente fece di sì con la testa, e l’anziano, guardandosi intorno per assicurarsi che nessuno potesse sentirlo, le disse sottovoce:
“Lo sai, Sonia, che a mezzanotte della vigilia di Natale gli animali parlano? Parlano e si raccontano tante storie! Ma tu a quell’ora sei nel tuo lettino a dormire e non puoi sentire nulla di tutto ciò che si dicono…”
La bambina ascoltò attentamente e rimase per qualche minuto con gli occhi spalancati, incuriosita da ciò che il vecchio amico le aveva rivelato. Guardò gli animali e si chiese cosa mai avrebbero potuto dirsi le caprette e la mucca, il cavallo, e addirittura i topolini che sbucavano dalle fessure tra i mattoni. Quanto le sarebbe piaciuto ascoltarli!
Questo pensiero non la abbandonò per tutta la sera, finché decise che quella notte sarebbe andata a sentire gli animali parlare.
Sapeva bene dove il vecchio Peter teneva la lanterna e l’acciarino, e anche come scendere le scale in punta di piedi per non fare rumore. Tutto ciò che doveva fare era solo aspettare.
Il grande abete con le candeline accese riempiva di luce e calore la graziosa stube, addobbata con grossi rami di vischio e corone di agrifoglio, e mentre il ceppo di quercia ardeva nel camino, liberando nell’aria un intenso profumo di resina, la nonna narrò alcune fiabe natalizie e poi tutti insieme cantarono le carole di Natale.
Quando venne l’ora di andare a dormire, la piccola Sonia si infilò il pigiama e si fece rimboccare le coperte dalla mamma, che le diede la buonanotte.
Eppure la bambina non aveva proprio sonno. Se ne stava nel lettino con gli occhi aperti ad aspettare di non sentire più alcun rumore, segno che tutti si erano ormai addormentati.
Presto udì i rintocchi del campanile del paese che suonava le undici, e mettendosi a sedere sul bordo del letto, sporse i piedini e scivolò a terra. Si avvicinò un po’ infreddolita alla finestra e vide che la luna, alta e splendente nel cielo, illuminava d’argento il giardino innevato, facendolo sembrare tutto pieno di piccole luci. Com’era bella la neve, e quanto la amava!
Mentre era assorta a guardare quei magici scintillii, sentì il lontano abbaiare di un cane e si ricordò che non doveva attardarsi. Si infilò le calze di lana pesante, la gonnellina, il maglione, il giubbino e la cuffia rossa, e in un attimo fu vestita. Facendo attenzione a non far rumore, aprì la porta della cameretta e sbucò fuori, poi scese le scale che portavano alla stalla e cercò con la manina la lanterna e l’acciarino, trovandoli al loro posto.
Entrò nella stalla e accese la lanterna. Un caldo bagliore illuminò la stanza, con i grandi covoni di fieno e i recinti di legno, all’interno dei quali gli animali sonnecchiavano tranquilli.
La bambina decise allora di accoccolarsi fra la paglia, al calduccio, e anche se ogni tanto le si chiudevano gli occhietti, cercava di tenerli aperti e sollevava spesso la testa per ascoltare se il campanile batteva la mezzanotte, mentre il cuoricino batteva forte nel suo petto per la gioiosa attesa.
Ad un tratto udì il tintinnare di un campanellino, e poco a poco la stalla si illuminò!
Tutti gli animali si svegliarono e si alzarono sulle quattro zampe, mentre le corde che li tenevano legati si scioglievano e scivolavano a terra.
Il cavallino fu il primo a uscire dal recinto e ad avvicinarsi alla bimba, che lo guardava a bocca aperta.
“Sonia, tu sei sempre così buona con noi e ti vogliamo tanto bene. Perciò ti invitiamo a festeggiare il Natale insieme a noi, nella grotta del bosco.”
Le mucche e le caprette si unirono al cavallo, tirando la bimba per la gonnellina:
“Sì dai Sonia! Vieni insieme a noi nel bosco, e vedrai a quale meraviglia potrai assistere!”
“Monta sulla mia groppa”, le disse ancora il cavallo, “è ora di partire!”
La bambina guardava quel prodigio piena di gioia e proprio mentre stava pensando a come avrebbe fatto a salire sul cavallo, si sentì sollevare nell’aria e posare dolcemente sulla sua groppa.
L’animale lanciò un forte nitrito e partì. Un attimo dopo stavano attraversando un silenzioso bosco innevato, intervallato da prati scintillanti e da sinuosi ruscelli. La neve splendeva intorno a loro e la bambina si sentiva libera e felice come mai prima di allora.

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Guardandosi intorno, mentre cavalcava sicura sulla groppa del cavallino, si accorse che moltissimi altri animali si stavano dirigendo nella stessa direzione. C’erano nugoli di scoiattoli con le code vaporose, leprotti, volpi, tassi, lupi argentati, qualche orso bruno, cervi, camosci, marmotte e poi mucche, pecore, caprette, cani, gatti, asinelli, cavalli e moltissimi uccellini, che volavano insieme ai gufi e alle civette.
Tutti stavano correndo verso la grotta del bosco, guidati dal sottile tintinnare del campanellino, e quando finalmente raggiunsero la radura segreta, al limitare della quale si apriva la sua soglia rotonda, rallentarono la corsa e, camminando, le si avvicinarono lentamente, in silenzio e col cuore pieno di stupore e ammirazione.
La grotta era illuminata da una luce calda e accogliente, e una dolce musica di campanellini si udiva provenire dal suo interno.
Gli animali cominciarono a entrare, a piccoli gruppi, e quando uscivano il loro pelo era lucido e luminoso, i loro occhi pieni di gioiosa commozione, e il loro cuore ricolmo di amore.
Finalmente venne il turno del cavallino cavalcato dalla piccola Sonia, che entrò nella grotta pian piano, insieme alle mucche, ai vitellini e alle caprette della stalla.
Passata la soglia, si addentrarono in un cunicolo di terra illuminato da mille piccole candele, ai margini del quale crescevano rigogliosi agrifogli dalle bacche scarlatte ricoperte di brina, che brillavano ai riflessi delle fiammelle accese. Dopo il breve tratto, entrarono in un’ampia sala rotonda, e qui, nel suo centro, incontrarono la fonte di tutta la luce: una bellissima Dama vestita di bianco, coronata da un lucente diadema di ghiaccio e con i lunghi capelli adorni di foglie di sempreverde, emanava un bagliore quasi abbagliante, e al solo vederla il cuoricino della bimba, e quello dei suoi amici, tremò per l’incanto e la gioia.

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La Dama sorrise agli animali e alla piccola Sonia, che la guardava con gli occhietti lucidi, e il suo sorriso era talmente bello e luminoso che fece crescere ancora di più la luce della grotta, e la magia che la permeava.
“Benvenuti miei amati”, disse, “sono Frau Berchta, e in questa sacra notte vi dono luce e benedizione.”
La Dama accarezzò dolcemente il muso degli animali, che chinavano la testa davanti a lei e accoglievano con devozione i doni trasmessi dal suo tocco. Poi si avvicinò a Sonia, la guardò con amore e, sorridendo, le baciò la fronte.
“Sei una bambina luminosa, mia dolce Sonia”, le sussurrò, “e voglio farti dono della preziosa Fortuna del regno incantato, perché ti guidi nel corso della tua vita e ti permetta di riconoscere sempre la luce e l’armonia. Così potrai seguirle e tornare da me ogni volta che vorrai.
Quando ascolterai la voce che sussurra dentro di te, io sarò lì. E anche quando ti sembrerà di avermi dimenticata, io canterò per te, e la tua anima brillerà forte nel buio, portandoti il mio Amore e ricordandoti chi sei.”
Detto questo, le accarezzò i capelli, e alla bimba parve che si fossero riempiti di lucine colorate che brillavano della stessa amorosa luce che emanava dagli occhi di Frau Berchta.
Gli animali si congedarono dalla candida Dama un po’ a malincuore, anche se sapevano bene che lei non li avrebbe mai abbandonati… perché viveva nel cuore di ognuno di loro.
Quando uscirono dalla grotta del bosco, anche Sonia, e il cavallino, e le mucche e le caprette, avevano il cuore ricolmo di amore, e tutti gli animali si promisero l’un l’altro che avrebbero cercato di trasmettere agli uomini la magia di quella notte, e il tocco divino della bianca Signora.
Di lì a poco, il lontano campanile suonò l’una, e la luce all’interno della grotta cominciò ad affievolirsi, scomparendo infine in un turbinio di lucine dorate che volarono verso la luna.
Allora gli animali si incamminarono per la via di casa.
Quando il cavallino entrò dalla porta della stalla, ancora debolmente illuminata dalla lanterna, fece scivolare Sonia dalla sua groppa, adagiandola sul covone di paglia, e tornò nel suo recinto insieme alle mucche, alle caprette e ai vitellini.
Dopo pochi istanti tutto era tornato al proprio posto.

La mattina seguente, quando un bellissimo sole rosato fece capolino oltre la cima della montagna, facendo brillare d’oro la neve fresca, il vecchio Peter si recò alla stalla per accudire gli animali, e trovando la lanterna ancora accesa si chiese se sbadatamente l’avesse dimenticata lì la sera prima.
Ma subito si accorse che sul mucchio di paglia c’era la piccola Sonia, che dormiva profondamente. Allora capì cosa era successo e un gran sorriso illuminò il suo volto.
Prese delicatamente in braccio la bambina e, dopo essersi tolto le scarpe per non far rumore, salì le scale in punta di piedi e la riportò nel suo lettino, rimboccandole le coperte.
La piccola si svegliò a mattina inoltrata, quando la mamma la chiamò per ricordarle che era il giorno di Natale, e che sotto l’albero c’erano dei doni per lei. Si alzò ancora assonnata, chiedendosi se ciò che aveva vissuto fosse stato solo un sogno, ma poi trovò i fili di paglia impigliati fra i capelli, e capì che era tutto vero, anche se non sapeva come aveva fatto a tornare nella sua cameretta.
Si alzò dal lettino e si guardò allo specchio, promettendo a se stessa che non avrebbe mai rivelato a nessuno il segreto di quella magica notte. E non appena ebbe pronunciato il suo giuramento, le parve di vedere una stellina luccicare sulla sua fronte, proprio nel punto in cui Frau Berchta le aveva dato un bacio.
Sorrise, piena di una gioia che non si ricordava di aver mai provato, e saltellando uscì dalla porta.
Quello sarebbe stato senza dubbio il più bel Natale della sua vita.

***

Nota:

La fiaba è in gran parte ispirata e rinarrata dalla storia “Barbara e il Natale degli animali”, contenuta in “Fiabe d’Inverno” di Maria Paola Asson, che a sua volta si rifà al racconto dell’autore contemporaneo Jakob Streit “Barbara und die Tiere”. La storia proviene dalla Svizzera e attinge all’antica tradizione tipicamente alpina secondo la quale la notte della vigilia di Natale gli animali comincerebbero a parlare, raccontandosi storie e pronunciando profezie.
La versione originale di questa fiaba è incentrata sul motivo cristiano, e la bambina, in groppa al cavallo – o all’asinello – raggiunge la caverna per incontrare Gesù Bambino, che passa accanto agli animali per benedirli.
In questa variante interamente rinarrata ho voluto sostituire il motivo cristiano con quello pre-cristiano, nel quale la splendente Frau Berchta rappresentava la Dama del Natale e vegliava durante le feste solstiziali, donando fortuna e prosperità a tutte le creature della terra. (N.d.A.)
Fonti

Fiabe d’Inverno, Maria Paola Asson, Cierre Edizioni, Verona, 2011
Kindheitslegenden: Kindheit und Jugend Jesus, Jakob Streit, Verlag Freies Geistesleben, Stuttgart, 1993

 

 

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Laura (Violet) Rimola

 

Laura (Violet) Rimola è fondatrice e gestrice del portale “Il Tempio della Ninfa” (2003), dedicato alla ricerca delle diverse forme del percorso spirituale femminile, ed è creatrice del cerchio di studi I Meli di Avalon (2005), oltre che di diverse pagine web, fra cui La Dea nel Nord Italia e La Grotta Rossa delle Donne, inerenti la ricostruzione delle antiche tradizioni femminili. Autrice di numerosi saggi, fiabe e articoli sul sacro femminino, opera da oltre dieci anni per la diffusione di una maggiore presa di coscienza della sacralità della donna, e si dedica alla riscoperta dell’armonia naturale come percorso ideale di guarigione e di ricongiunzione con la Grande Madre.

 

Mario Bolognese

Mario Bolognese

 

Mario Bolognese, scrittore, formatore e studioso dei simboli e delle risorse immaginative e creative dei bambini e delle bambine. Il suo approccio, che trae linfa dall’antropologia del sacro, si basa sui miti e riti di iniziazione dei popoli soprattutto in riferimento alla dimensione della natura (alberi, elementi, animali) e della fiaba. La caratteristica del suo metodo di lavoro e ricerca è il “genere” e la metaforizzazione del linguaggio.

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo I’m sorry baby, Edizioni Osiride 1995, Come educare con il mito. Per una cultura non sessista, Edizioni Sonda 1997, C’era una volta, crescere con i miti, Edizioni La Meridiana 2000, La veggente di Ofis.Una cosmica danza per la pace Edizioni Ananke 2011.