Il Piacere è Sacro di Riane Eisler, Lettura Sintetica

Articolo di Stella del Sud

il-piacere-e-sacro-libro-59414

 

Abbiamo pensato di riassumere l’importante e complesso saggio di Riane Eisler in modo da poterlo rendere fruibile a più persone possibili. Grazie a Stella del Sud che si è cimentata nell’opera. In questo periodo di dense riflessioni sul tema della violenza sulle donne, questo testo risulta di particolare rilevanza.

 

 

È quanto mai attuale la lettura di questo saggio firmato da Riane Eisler e pubblicato in Italia per la prima volta nel 1996 nella versione integrale e poi ristampato solo nel 2012: conosciamo tutte/i del resto i recenti fatti avvenuti contro le donne e la questione del femminicidio, un termine che è bene cominciare ad utilizzare (NOTA 1). Delitti efferati compiuti da uomini i quali uccidono selvaggiamente le loro compagne, mogli, talvolta anche figlie. Delitti che avvengono spesso all’interno delle mura domestiche, laddove dovrebbe trovare posto solo l’amore e la protezione.

Congiuntamente a tali fatti, continua prepotentemente l’attacco terroristico del DAESH che diffonde odio, violenza e paura.

Entrambe queste “modalità” di ferocia e barbarie sono espressione di una società fondata sulla DOMINANZA, in contrapposizione a quella fondata sulla PARTNERSHIP: questi sono i due pilastri fondamentali su cui si basa l’analisi di Eisler, insieme a quelli di sessualità e spiritualità, la cui rappresentazione ha un impatto determinante sul tipo di famiglia, di educazione, religione ed economia che adottiamo.

 

Per sviluppare tali concetti-chiave, l’autrice imposta il lavoro in due parti:

  • Nella prima parte vengono messe a confronto immagini sessuali contemporanee (molto spesso brutali) e le antiche immagini erotiche osservando le tracce talvolta sorprendentemente ovvie di una spiritualità, una sessualità e una società lontane e molto diverse.
  • Nella seconda, si ci sposta nei tempi moderni per esaminare le attuali rivoluzioni sessuali e spirituali quale parte di una più ampia rivoluzione delle coscienze, che è a sua volta parte integrante dell’attuale lotta volta a creare un mondo meno doloroso e violento.

Al fine di facilitare la lettura, ho ritenuto utile replicare la suddivisione in capitoli delle due parti principali, così da trasmettere a lettrici e lettori concetti, aspettative e speranze che l’autrice evidenzia.

 

 

PARTE PRIMA – COME SIAMO FINIT* QUI?

Capitolo 1 – Dal rituale all’amore romantico: sessualità, spiritualità e società

Candele, musica, fiori e vino: di questo sono fatti l’amore romantico, il sesso, l’amore. Ma questi elementi sono anche la materia di cui sono fatti i nostri riti più sacri. Da questo si potrebbe partire (e dal termine “passione” usato sia per l’estasi sessuale che per quella mistica) per pensare ad un tempo passato in cui la sessualità era considerata sacra e la vulva venerata come magica porta della vita, dotata del potere della rigenerazione fisica, dell’illuminazione e trasformazione spirituale.

Possiamo trovare testimonianza di questo in antichi simboli sessuali come la grotta (simbolo del ventre materno della Grande Madre, la cui entrata era simbolo dell’apertura vaginale) o le numerose sculture raffiguranti figure femminili dai larghi fianchi, il ventre ingrossato, risalenti al Paleolitico; oppure la conchiglia di ciprea, nell’antichità sepolta con i defunti, simboli del potere rigeneratore femminile. C’è da dire che anche l’organo maschile era altrettanto raffigurato come i celebri baton de commandement rinvenuti in Francia o le sculture ritrovate in Italia nei pressi di Trento in una grotta.

Tale modo di vivere la sessualità è ben diverso da quello che ci viene proposto oggi, in cui impera una pornografia violenta e irrispettosa, o orrende pratiche come la mutilazione genitale (come in alcune parti dell’Africa, dell’Asia e del Medio Oriente). Ma la questione fondamentale non è se una cultura è orientale o occidentale, industriale o non, laica o religiosa, settentrionale o meridionale; la questione è la misura in cui una cultura o una subcultura si orienta verso il modello della dominanza o della partnership.

E’ noto infatti che il sesso “non viene da solo”, in quanto è in ampia misura una pratica sociale che si apprende. E il modo in cui una società costruisce la propria sessualità è intrecciato ai suoi miti. Inoltre il concetto secondo cui il corpo umano sia inferiore alla mente e allo spirito è già presente nella storia europea ai tempi della Grecia classica e dell’Impero Romano ma viene ulteriormente rafforzata con San Paolo e Sant’Agostino, arrivando così al concetto della donna peccatrice che deve essere governata dall’uomo, il quale a sua volta lo è da re, papi, imperatori. Il “procreare senza piacere” è stato il conseguente corollario, portando quindi i popoli ad essere controllati e repressi laddove uscissero da dogmi che scaturiscono dal fondamentale spostamento sociale da un modello di partnership a quello della dominanza.

I nostri antenati del Paleolitico e Neolitico immaginavano il corpo femminile come una sorta di recipiente magico, osservando il suo sanguinare secondo i ritmi della luna e il suo miracoloso potere di generare delle creature, congiuntamente al potere della donna di indurre l’erezione nell’uomo e la sua capacità di provare e procurare piacere. Dimostrazione di questo lo si trova in India dove il lingam e la yoni (genitali maschili e femminili) sono associati al sacro, in Cina con il corpo di diamante nato dal fior di loto, nelle numerose icone medievali e le sculture rinascimentali della Madonna con il Bambino, discendenti dirette di lontane rappresentazioni della Dea e del suo divino figlio.

Ma la condanna “morale” della sessualità perpetrata dalla Chiesa faceva parte integrante della strategia politica di quest’ultima per imporre e mantenere il controllo su una popolazione che ancora vagamente ricordava tradizioni religiose molto più antiche e ad esse si aggrappava. Tali tradizioni dovevano essere sradicate mediante la cooptazione e la soppressione.

 

 

Capitolo 2 – Riti animali e scelte umane: le radici della sessualità della dominanza o della partnership

Il nostro modo di considerare il sesso è stato influenzato da quanto ci è stato insegnato sulle nostre origini sessuali, che da una certa epoca storica si sono basate per lo più sull’aggressività e la competizione più che sull’affiliazione e la collaborazione, sebbene entrambi i modelli siano evidenti nella maggior parte delle specie.

Nella storia dell’evoluzione la comparsa della vita e poi del sesso hanno costituito due importanti mutamenti del nostro pianeta. Altrettanto impressionante fu la comparsa, circa 250.000 anni fa, della specie umana, complessa e flessibile in modo assolutamente unico. Dall’osservazione scientifica della vita dei bonobo (primate prototipo dell’ominide e dell’evoluzione umana) è emerso che tale società non è così fortemente dominata dal maschio e strutturata militarmente come si credeva in passato; il ruolo della femmina è centrale soprattutto nell’ambito della spartizione del cibo e nell’attività sessuale, dove mostrano una netta preferenza per maschi poco aggressivi, amichevoli e che non le spaventano o minacciano, basando così i rapporti sulla fiducia più che sulla paura o sulla forza. Interessante a tal proposito è accennare alla specie del bonobo, cosiddetto scimpanzé nano che iniziò ad essere studiato solo nel 1972. La loro conformazione fisica più gracile e simile a quella degli umani (le femmine hanno i genitali ruotati in avanti, cosa che rende possibile fare sesso faccia a faccia), le loro interazioni sociali meno tese e aggressive, il ruolo centrale della femmina soprattutto se madre, l’attività sessuale intesa anche a dare piacere, riducendo così l’ostilità maschile, il ruolo maschile partecipe ad educare i piccoli, tutto ciò dimostra una società basata sul modello della partnership più che sulla dominanza. E’ soprattutto il modo di vivere il sesso, però, che influisce di molto sul tipo di società: il sesso inteso a dare puro piacere ha come effetto un minor grado di violenza e una maggiore fluidità sociale.

 

Capitolo 3 – Il sesso come sacramento: i doni divini della vita, dell’amore e del piacere

Nella cultura occidentale l’arte religiosa incentrata su immagini sessuali risale ad oltre 20.000 anni fa, epoca in cui uno dei temi ricorrenti è la sacralità del corpo femminile, della vulva, del ventre e del seno della donna. Ma di tutto questo non ci è mai stato raccontato nulla, liquidando tale arte come di poco conto e poco interesse, anche se, invece, quelle incisioni rupestri danno un’idea molto chiara e precisa della società di allora e del modo di intendere la vita e la spiritualità.

Uno degli aspetti più strabilianti che emerge dall’osservazione di tale arte è l’interesse dei nostri antenati e delle nostre antenate per la nascita e la rinascita della vita, esperienze legate a riti sacri in cui predominava l’elemento erotico, ad esempio durante il ritorno alla primavera, intesa come manifestazione dei misteriosi poteri che danno e mantengono l’esistenza. Riti sacri ed erotici dunque intesi come rituali di allineamento con i poteri generatori della vita, grazie ai quali potersi accostare alla Dea, la quale non deve essere confusa con la versione femminile di Dio e quindi trascendente, ma  intesa come un concetto onnicomprensivo per descrivere i poteri creativi femminili che tanto impressionavano i nostri antenati perché permeavano e animavano l’intero universo.

Riti inoltre che dimostrano la centralità nella Preistoria della sacralizzazione del piacere sessuale, grazie al quale si riduce la tensione e l’aggressività e si incoraggiano i vincoli sociali affiliativi. Esempi illuminanti di tali riti sono il cosiddetto “matrimonio sacro” inteso come unione sessuale che può portare alla nascita di una nuova vita, o la modalità di sepoltura dei defunti, sotterrati in tombe rotonde con una piccola apertura ad oriente, verso il sole che sorge. Questo a dimostrazione che le nostre antenate e i nostri antenati  avevano ben chiara la connessione non solo tra sesso e nascita ma anche tra sesso e rinascita.

Interessante a tal proposito il rimando agli Inni di Inanna (ricostruiti nel 1983 da due studiosi), riconducibili alla civiltà dei Sumeri e alla divinità più amata e venerata allora, dea dell’amore, della fecondità e della bellezza. Sono particolarmente suggestivi i passi dedicati al matrimonio sacro.

 

Capitolo 4 – Sesso e civiltà: le radici arcaiche della cultura occidentale

I recenti ritrovamenti archeologici, unitamente alla loro reinterpretazione, confortano la tesi che nella preistoria si svilupparono società più pacifiche e dimostrano l’assenza per noi sorprendente di scene di uomini impegnati in lotte “eroiche” che si uccidono o che violentano le donne. In tali culture non si verificavano grandi ingiustizie e non c’era alcuna subordinazione delle donne agli uomini. Le donne addirittura svolgevano ruoli religiosi più importanti degli uomini. Esistevano quindi i matriarcati basati sulla partnership e la gilania. Non è tuttavia realistico pensare che quelle società fossero libere dalla violenza e dall’oppressione; ma non erano comunque così idealizzate e istituzionalizzate come avvenne in epoche più tarde. Un esempio di tali società matriarcali può essere quella minoica, molto avanzata socialmente e più pacifica ed egualitaria di altre antiche civiltà ben più enfatizzate dalla storia. Gli edifici costruiti in modo irregolare, con giardini, corti, teatri e una rete di strade che consentiva di raggiungerli dalla città e dal mare, pare che siano stati una combinazione di centro religioso, amministrativo, legale, artigianale e commerciale dove tra le altre cose si svolgevano importanti cerimonie religiose. Inoltre, all’interno del palazzo di Cnosso si vedono gigli e spirali alle pareti, simboli associati alla Dea, e le piccole dimensioni del trono confortano la tesi che fosse una donna ad occuparlo. Molti, in tale società, sono i simboli legati al principio creativo femminile: la colomba, l’ascia doppia a forma di farfalla, o il modo di abbigliarsi delle donne.

Da tutto questo, sembra che la cultura minoica sia stata l’ultima di una lunga tradizione culturale certo non ideale né completamente libera dalla violenza, ma caratterizzata da organizzazioni più gilaniche e orientate alla partnership. Quindi non è un caso se nell’arte minoica troviamo una vivida rappresentazione di un modo di vita più sensuale, erotico, orientato verso il piacere e inestricabilmente intrecciato al sacro.

 

Capitolo 5 – Dall’eros al caos: sesso e violenza

Nel corso dei secoli numerosi sono stati i tentativi di fare chiarezza sul processo che ha portato le antiche società basate sulla partnership a diventare società basate sul dominio, ma tutti non hanno mai convinto pienamente.

La tesi più accreditata sembra essere quella che vede l’arrivo nella scena europea dei popoli indoeuropei (o ariani, tristemente noti a causa della degenerazione nazista…), i quali arrivando in Europa e invadendola spazzarono via le antiche società matriarcali, sostituendo anche le loro lingue, ad eccezione dell’etrusco e del basco (tuttora parlato nella zona dei Pirenei tra Francia e Spagna). La documentazione più dettagliata di tale processo è stata prodotta dalla studiosa, archeologa e linguista Marija Gimbutas, grazie all’analisi degli scavi da lei condotti in prima persona. Gli Indoeuropei furono popoli invasori che portarono la guerra e con essa un concetto di morte ben lontano da quello precedente; introdussero l’istituzionalizzazione della schiavitù in Europa segnando così l’inizio della fine di una civiltà pacifica.  Conoscere il motivo per cui tali popoli svilupparono un’organizzazione così bellicosa e a predominio maschile resta un rompicapo irrisolto: è però interessante la tesi sostenuta da un geografo, James De Meo, che ha avanzato alcune risposte provocatorie attribuendo a dei radicali cambiamenti climatici i massicci spostamenti di quei popoli da alcune zone. Cambiamenti climatici che produssero aridità nei luoghi di origine e che li indussero a traumi psicologici e fisici, grazie ad un processo definito “istituzionalizzazione del trauma”, il quale provoca importanti cambiamenti nella singola persona e nell’intera società. La repressione o meglio la distorsione della sessualità rientra in tale ambito ed è fondamentale per il mantenimento della dominanza. Eisler avvalora e “impreziosisce” la tesi di De Meo sostenendo che tali popoli erano dediti principalmente al pastoralismo nomadico, notoriamente insano da un punto di vista ecologico. Questa forma di sussistenza esaurisce le risorse naturali in virtù del fatto che il bestiame pascola su terreni che non vengono mai seminati né fertilizzati diventando così sempre più aridi e poveri. In breve, il pastoralismo produce un circolo vizioso che prosciuga le risorse ambientali e accresce la competizione economica per pascoli sempre più scarsi e si accompagna alla tendenza a violente contese per i confini territoriali. Inoltre, il pastoralismo conta per lo più sull’asservimento di esseri viventi che saranno sfruttati per i prodotti che producono e che saranno uccisi. Questo potrebbe spiegare la corazza psicologica di cui parla De Meo, che non permette di provare empatia per piccole creature che dovranno essere uccise. Quindi se nel contesto animale empatia e amore sono repressi, lo saranno anche nel contesto relazionale tra uomini e donne, con pesanti ripercussioni nel modo di vivere la sessualità. Sembra per concludere che proprio l’istituzionalizzazione del trauma, del dolore e della sofferenza sia stata in gradi diversi il nostro retaggio culturale. Ma oggi milioni di donne e di uomini stanno tentando di affrancarsi da esso.

 

Capitolo 6 – Il regno del fallo: guerra, economia, morale e sesso

Risulta interessante descrivere brevemente la condizione della donna nella società ateniese, da molti osannata come “la culla della democrazia”. In tale società non c’era molta differenza tra le donne e gli schiavi: le donne nelle dimore ateniesi erano segregate in speciali quartieri, usanza volta a limitare la loro libertà di movimento facilitando il controllo delle loro attività, in primis quelle sessuali. Atene era una società schiavista, le donne erano controllate anche se prostitute e in generale erano escluse dal pubblico ufficio, dal voto e dall’istruzione laica. Di conseguenza, non stupisce che i più celebrati rapporti amorosi nell’antica Atene non fossero tra uomini e donne, ma tra uomini e uomini, o meglio tra uomini e ragazzi, pratica nota come pederastia, intesa come atto di dominazione e sottomissione.

Nella società ateniese inoltre vigeva una letterale ossessione per il pene, raffigurato in erezione ad esempio dalla statua del dio Ermes davanti alla maggior parte delle case. Il principio prevalente di una fallocrazia è che la razza umana sia essenzialmente maschile e la donna una semplice appendice riproduttiva. Ad Atene questo si esprimeva con l’imposizione alle donne del silenzio e del velo per coprire il loro corpo, o con l’usanza di maritare le figlie in giovanissima età, di escluderle dall’istruzione, mantenendole ignoranti. Tuttavia, nella Grecia classica si possono trovare “momenti di emancipazione femminile” ad esempio in frammenti di poesie che idealizzano le donne invece di svilirle oppure  in accadimenti storici come quello della distruzione dei falli di Ermes del 415 a.C. perpetrato probabilmente dalle donne di Atene stanche di tante sofferenze.

Ben diversa la cultura del popolo etrusco (di lingua non indoeuropea) che portò le arti e le lettere all’Italia e a Roma. Qui con tutta probabilità la discendenza era ancora matrilineare, le donne allevavano le figlie e i figli anche se il padre non era noto, le mogli partecipavano ai banchetti con i mariti e sapevano leggere e scrivere.

E’ quindi ragionevole pensare che se le donne non avessero continuato a ribellarsi, gli uomini non avrebbero emanato leggi tanto crudeli. Perché le leggi erano ovviamente volte a sopprimere qualsiasi ribellione individuale e collettiva tra le donne e tacitare ogni sfida contro la dominazione domestica e sociale degli uomini.

Tali leggi, nel mondo greco come in quello sumero e babilonese, insieme alla “morale”, svolsero un ruolo importante nel processo che provocò la trasformazione dei rapporti sociali e sessuali, di cui ad esempio fece parte il passaggio dal sistema di discendenza per linea materna a quello per linea paterna, portando al diffondersi della monogamia unilaterale, della prostituzione, dell’adulterio, e dell’istituzionalizzazione e glorificazione della guerra. Alcune donne continuarono a svolgere il ruolo di sacerdotesse ma ben presto vennero relegate a quello di concubine e di “prostitute del tempio”.

Se vogliamo considerare le leggi dell’Antico Testamento, quelle che regolano la sessualità femminile sono presentate come precetti morali e il matrimonio era fondamentalmente una transazione commerciale tra uomini. E’ particolarmente rivelatrice, per non dire orripilante, l’assenza nella Bibbia di una morale (e di leggi) che ritenga gli uomini responsabili di avere deliberatamente causato il “disonore” delle donne e delle bambine su cui sostenevano un assoluto controllo. Molti altri esempi si possono trovare nelle religioni monoteiste ai danni delle donne, anche se tale brutalità non è una caratteristica intrinseca di qualsiasi gruppo religioso ma di usanze androcratiche legate alla dominanza.

Il culto del fallo, per concludere, riflette una impotenza sessuale di provare piacere sessuale ed emotivo. Infatti, stiamo apprendendo che i comportamenti sessualmente ossessivi e compulsivi scaturiscono spesso dall’incapacità di provare reali sensazioni corporee ed affettive, creando così quella corazza psicosessuale del dominante. Dunque, nelle società della dominanza non è stata soppressa e repressa solo la sessualità delle donne, ma anche quella di molti uomini che sono stati resi degli automi sessuali, come avviene ancora oggi. E la spiritualità è stata quindi alterata radicalmente spostando il suo nucleo dall’erotico e dal piacevole a quello di sofferenza, morte e castigo.

 

Capitolo 7 – Il matrimonio sacro in un mondo della dominanza: le metamorfosi del sesso, della morte e della ricrescita

Dai miti che sono stati descritti finora sono derivate sofferenza, ingiustizia, ecatombe e brutalità; quindi qualcuno pensa che la soluzione sia nel liberarsi da tali miti, da tutto quanto non è logico e razionale, e nell’impegnarsi per cambiare la nostra realtà. Ma se vogliamo cambiarla, è necessario cambiare anche i nostri miti, perché essi vanno di pari passo con la realtà.

Un esempio illuminante di questo è il mito di Arianna e del Minotauro e del modo in cui il mito precedente della Dea (Arianna) viene scalzato dalla visione patriarcale ribaltando il viaggio nell’oltretomba in primis. Un altro esempio di tale ribaltamento di miti antichi è la demonizzazione di alcune figure, quali il toro, il grifone, o alcune dee (Medusa, Lilith eccetera), così come  il “cristallizzarsi” sui sacrifici animali o umani, usanza storicamente legata alla pastorizia più che al mondo agrario. La tesi più accreditata è che se nei miti di quei mondi riservava tanta attenzione a mostri e demoni come incarnazione del male, era perché il male era tanto diffuso. E se i protagonisti dei miti erano tanto violenti, era perché la storia di questi dei riflette perfettamente i reali sviluppi politici che si verificavano all’interno dello stato. Per riuscire a mantenersi le rigide società della dominanza necessitano dell’idealizzazione ed istituzionalizzazione del male. Questo non esclude che le società della partnership non si preoccupassero del male, della violenza o della morte e non ne fossero impaurite, ma una cosa è riconoscere la natura ciclica della vita e della morte e considerare la Dea come colei che dà la vita e se la riprende affinché possa rinascere, altro è caratterizzare la dea degli uccelli, dei serpenti e altre divinità femminili come demoni selvaggi e assetati di sangue che esigono sacrifici umani.

Per riuscire a concretizzare questi concetti, si rimanda alla lettura dei miti di Demetra e Persefone, di Orfeo e Euridice e alla morte e resurrezione di Gesù Cristo in cui emerge sempre più incisivo l’accento del legame Eros / Thanatos e una parte femminile completamente e sorprendentemente scomparsa.

 

Capitolo 8 – Le ultime tracce del matrimonio sacro: misticismo, masochismo e l’umano bisogno d’amore

Tra gli scritti mistici, di cui l’autrice ha subito il fascino per lungo tempo, troviamo moltissimi simboli apparentemente incomprensibili, deliberatamente inseriti dai fondatori al fine di nascondere e quindi conservare i miti e i rituali associati alle religioni preistoriche. Molte sono le vie che conducono allo stato mistico o estatico: la danza, la meditazione, la respirazione, gli allucinogeni, il digiuno, la privazione del sonno e il sesso. Esemplificativa è la pratica dello yoga tantrico e le pratiche mistiche ad esso connesse che riportano la sessualità, il corpo umano e persino l’antica Dea a aritrovare una centralità sia nel mito che nel rituale.

Anche se in molti scritti mistici pervade l’assunto dell’inferiorità della donna, restano ad esempio nella Bibbia molte tracce della Dea e del suo matrimonio sacro e la venerazione cristiana della Vergine Maria risulta direttamente riconducibile al culto della Dea. Fu tuttavia attraverso la cooptazione e il cambiamento di sesso della divinità da femminile a maschile a garantire che il potere fosse attribuito al maschio. Da unione quindi tra femminile e maschile si passa allo “sposalizio mistico dell’uomo con Dio”… Infatti, è con il cristianesimo medievale che la spaccatura tra corpo e spirito e tra donna e uomo raggiunge l’apice: minimizzando quando accade sulla terra e invitando ad accettare la sofferenza e persino a ricercarla, come attestato per lo sviluppo spirituale in vita e la ricompensa divina dopo la morte. La Chiesa non soltanto distraeva le menti e le energie dalla ricerca di alternative sociali meno oppressive, ma rafforzava attivamente la presa delle istituzioni della dominanza a cominciare dall’istituzionalizzazione della stessa. In breve, lo scenario che prende vita è quello di un mondo da incubo in cui il dolore è onnipresente ed esaltato,  in cui l’uomo è costantemente esortato a volgersi contro se stesso, contro la donna, il cui corpo deve essere dominato e controllato.

FINE PRIMA PARTE

NOTA 1: Per comprendere la necessità di utilizzo del termine femminicidio, consigliamo la lettura di questo articolo,Femminicidio: i perché di una parola