Il linguaggio della Dea: la mia esperienza di conoscenza con MARIJA GIMBUTAS di Daniela Degan

A 100 ANNI DALLA NASCITA DI MARIJA GIMBUTAS CELEBRIAMO CON ARTICOLI ED EVENTI UNA DONNA STRAORDINARIA.

Il Linguaggio della Dea (1989), pietra miliare dell’archeomitologia, ha rivoluzionato le prospettive sulle origini della nostra cultura. Marija Gimbutas è riuscita a ricostruire la civiltà arcaica dell’Europa Antica e a riportare alla luce la presenza centrale del femminile nella storia. I suoi studi spaziano dal neolitico all’età del bronzo.

A sostegno delle sue tesi, esamina i reperti, in parte già noti e in parte da lei stessa dissepolti durante i suoi scavi nel bacino del Danubio e nel nord della Grecia, che comprendono un vastissimo repertorio di oltre 2000 manufatti, tutti riprodotti nel volume, mostrando i nessi dimenticati tra il mondo materiale e quello dei miti di una cultura raffinata: la civiltà dell’Antica Europa.

Sapevo che esisteva questo libro dalla lettura del “il Calice e la Spada”, che mi aveva suggerito di leggere Roberto Tecchio nel 2007, il mio formatore alla gestione nonviolenta dei conflitti e alla metodologia partecipativa volta al consenso. La vecchia edizione era introvabile, non sapevo dove sbattere la testa … ma lo volevo ad ogni costo! Sentivo che avrei trovato dei pezzi di storia che mi mancavano, una chiave di volta del tempo delle nostre antenate (nel 2008 ancora non avrei potuto dire nulla del concetto di Antenate e di Lignaggio Femminile).
Ma con il tempo avrei trovato le tracce della nostra storia!


Poi scopro che la casa editrice Venexia lo stava pubblicando, chiedeva a tutte le donne, interessate alla ri-pubblicazione, di autofinanziare la spesa comprando in anticipo il libro, un po’ come abbiamo fatto per le felpe di Fair … e allora perché no!
In fondo il co – finaziamento è una formula interessante ed in linea con i principi dell’economia solidale. Un libro costoso (euro 36,00) ma ci sono tanti, tantissimi disegni … tutte le statuine che Marija Gimbutas aveva toccato, analizzato, studiato.
Un capolavoro!
Faccio il bonifico …. E aspetto …. L’attesa è bella!
Poi ricevo il libro …. Lo divoro … mi incazzo, trovo le prove concrete di quello che eravamo ….. come scrivo in una poesia:

“Ti hanno mentito, ma tutti lo fanno perché la verità è un prisma, si mente sempre, soprattutto alle Ninfe … per possederle!”

Poi ricevo un invito: presentano il libro a Via dei Sediari, alla libreria “Aseq”. Nel frattempo io avevo anche visto la mostra, almeno tre volte, dei Cucuteni- Trypilia, una delle civiltà analizzate nel libro da Marija: avevo un catalogo strepitoso!
Le avevo viste sul serio le statuine, i vasi, i templi in miniatura che sono così ben descritti da Gimbutas nel libro …. Era tutto molto emozionante!
E lì in una sera piovosa di ottobre 2008 si presentava il libro.
C’era Luciana Percovich, c’era Chiara Orlandini, la editora e proprietaria della Casa Editrice Venexia …. E io stavo in prima fila con un completino verde di velluto, sembravo uscita dalle fiabe del bosco!
Avevo portato la presentazione della Città dell’Altra Economia per Chiara. E poi c’era Luciana!
A Luciana avevo portato la presentazione della CAE, i nostri tempi d’oro, il catalogo dei Cucuteni, una lettera (1) che avevo scritto alle mie amiche e amici, con il mio biglietto da visita.
Insomma ero preparata …. A questo incontro con Marija Gimbutas e con Luciana Percovich.

Da quel giorno siamo diventate amiche.

Luciana poi mi ha detto … dopo molto tempo: “Daniela … quella sera io sono venuta per incontrare te!”.

E’ cambiato tutto per me, guardo con lenti diverse la visione del mondo e del nostro passato, perché come sostiene Marija Gimbutas nel suo Linguaggio della Dea:

“I materiali archeologici non sono muti. Si esprimono in un loro proprio linguaggio. Ed è necessario usarli perché costituiscono una fonte importante nell’aiutare a svelare la spiritualità di quei nostri antenati e di quelle nostre antenate che precedettero le popolazioni indoeuropee di molte migliaia di anni.
Ho concentrato la mia attenzione sul periodo che inizia con la prima forma d’agricoltura in Europa, fra i 9000 e gli 8000 anni fa. Gli agricoltori neolitici svilupparono i loro modelli culturali nel corso di vari millenni. La raccolta del cibo lasciò il posto alla sua produzione e la caccia a un sistema sedentario di vita, ma senza che ci fosse un correlato cambiamento significativo nella struttura del simbolismo, bensì solo un graduale assorbimento di nuove forme e un’elaborazione o trasformazione delle vecchie.
In effetti, ciò che stupisce non è la metamorfosi dei simboli nei millenni, ma piuttosto la loro continuità a partire dal Paleolitico. Gli aspetti pregnanti della Dea del Neolitico (datrice-di-nascita, ritratta nella naturalistica posizione del partorire; datrice-di- fertilità che influenza la crescita e la moltiplicazione, ritratta incinta e nuda; datrice-di-vita o datrice-di nutrimento e protettrice, rappresentata come donna-uccello con seni e natiche sporgenti; e reggitrice-di-morte ritratta come nudo rigido, “osso”) possono essere fatti risalire al periodo in cui apparvero le prime sculture in osso, in avorio o in pietra-intorno al 25.000 a.C. – e i loro simboli (vulve, triangoli, seni, chevron, zig-zag, meandri, coppelle) fino a un epoca ancora più remota.”(2)

Con il suo libro tra le mie mani, camminando tra i vasi e le statuine della Cutura Cucuteni, mi sentivo che cominciavo ad entrare nel linguaggio delle sonore argille: aiutata dalla visione di Marija Gimbutas, tutto appariva chiaro, decifrabile.

Secondo l’antropologo Ashley Montagu, infatti, “Marija Gimbutas ci ha regalato una vera e propria stele di Rosetta di altissimo valore euristico”. Il linguista Harald Haarmann, che poi abbiamo conosciuto al Convegno a Roma, afferma, seguitando: “La scoperta (di Gimbutas) di uno strato più profondo della storia europea … può essere considerata la struttura di un nuovo paradigma nella ricerca sull’antichità”.

Il lavoro meticoloso, in alcuni casi ripetitivo, della madre dell’Archeomitologia, il suo studio multidisciplinare e le sue teorie, spesso derisi dai suoi colleghi, ora confermate a distanza di molti anni , mi ha permesso di trovare le profonde radici e le origini del nostro antico passato.

(1) “SPIRALEGGIANDO” SCOPRO UNO STATO DI GRAZIA …. Nella POESIA …. Da dove comincio … dalle parole di Saffo …. “Puoi anche dimenticare ma lascia che ti dica questo: qualcuno in futuro ripenserà a noi”. ….. o magari dalla tesi di Robert Graves proposta nel suo meraviglioso libro “La Dea Bianca” …. dove esplora l’ipotesi che la Poesia è una lingua magica in stretta relazione con cerimonie religiose in onore della dea-Luna ovvero della Musa ……. ….. no parto da me, da quello che provo …. Quando all’improvviso mi sale l’idea di alcune parole, come note di un canto antico … sento che non sono io a scriverle … da dentro … emerge una spinta che mi pervade, come una febbre .. che mi dice “scrivi” … uno stato di grazia, naturale .. mi appare … ed è grande energia …. la Poesia: non ci si può preparare … “la natura della poesia è troppo misteriosa per ammettere un’analisi”
la Poesia resiste all’analisi scientifica, forse perché le sue radici sono Magia … io mi sento spinta da qualcosa di forte … nella creazione ….ma ancora ho come paura … è incredibile, come se da un momento all’altro dovessi spiccare un volo …. ma sapendo che corro il rischio di cadere e crollare nel precipizio della fantasia … allora mi freno …. so che è un errore, ma non so se ho tutto questo coraggio per lasciare che tutto avvenga ….. sento che da dentro di me sta salendo qualcosa di potente …. che non è potere …. non riesco a trovare le parole … è una specie di forza liquida … che mi pervade …. oppure una febbre che ancora non sono capace a controllare …. in realtà mi domando se è corretto voler controllare qualcosa di così irrazionalmente incontrollabile ….. il mio problema è questo …. immagino, ma la fantasia e l’irrazionale non è malleabile…trascina lontano ….. ti porta in mondi non comuni. Vivo altri legami, altre relazioni così potenti e che ti emozionano … ti sale dalla pancia come un nuovo sentire …. come molti sono i rapporti che ho finalmente ora …. veri, forti, incisivi e di massima empatia … allora l’ascolto diventa semplice …. come se questo fosse il mondo possibile che stiamo cercando … ma accidenti quanta energia ci vuole …. bisogna essere concentrati …. disponibili …. e attenti alle sfumature … “la Grazia naturale è la qualità dell’anima di chi sta uscendo dallo stato innaturale di prigionia e contaminazione. E’ spesso sperimentato come un dono che può prendere la forma di un lampo d’intuizione o di un raffinato senso della bellezza – come di un tramonto o di un prato luccicante o dei rami di un albero agitati dal vento. Si può trovare nell’intimità del fare l’amore, nella composizione di una musica, nello scambio d’energia in una conversazione con una amica” (Mary Daly).

(2) Il linguaggio della Dea, pag. xix

From the Realm of the Ancestors: An Anthology in Honor of Marija Gimbutas 

 (3) https://www.autricidicivilta.it/marjia-gimbutas-conferme-alle-sue-teorie/

(4) https://www.autricidicivilta.it/colin-renfrew-in-memory-of-marija-gimbutas/