La Civiltà della Dea di Marija Gimbutas: un Messaggio di Pace dal Neolitico Europeo

Articolo di Mariagrazia Pelaia

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Questo breve articolo è il riassunto della presentazione del testo ” La Civiltà della Dea “di Marija Gimbutas che Mariagrazia Pelaia ha tenuto l’8 maggio 2015 a Torino.
Marija Gimbutas ha intitolato la prefazione alla sua opera: Cos’è la civiltà. La studiosa sottolinea espressamente che la ricezione del materiale da lei accumulato sull’antica Europa neolitica (7000-3500 a.C., con prima diffusione dall’Anatolia, dai Balcani e dall’Europa centro-orientale, verso sud e verso occidente, fino a interessare il territorio di tutto il continente europeo) non è fine a se stesso, un puro lavoro di erudizione archeologica: si tratta di materiale sufficiente a ipotizzare in un lontano passato una civiltà diversa con valori ben lontani dalla nostra, che noi crediamo l’unica esistita sul nostro pianeta fino ad oggi.
La civiltà che Marija Gimbutas denomina Antica Europa è un modello il cui valore fondante è la pace, al contrario della nostra il cui la guerra è il principale propulsore dell’attività economica e politica. Cioè la società neolitica lavora e si organizza al fine di mantenere rapporti equi fra gli individui e i generi, e fra i vari clan, tribù e popolazioni. A tal fine si ha una sovrapposizione di sfera sacra e sfera sociale, non si riesce a fare una distinzione. La pace neolitica è garantita da un sistema economico che con l’invenzione dell’agricoltura ha portato stabilità e sedentarietà a grandi comunità. L’armonia dei rapporti umani rispecchia l’armonia con la natura e con i suoi cicli. Lo spettro della guerra e del conflitto viene esorcizzato in maniera geniale: con una massiccia attività sacra e artistica, una ritualità fortemente condivisa da una comunità definibile matriclan, in cui la donna è immagine del sacro. Ciò è testimoniato da un’altra invenzione neolitica, la ceramica, al tempo stesso veicolo sacro ed artistico.
Nei villaggi non ci sono le fortificazioni, i re e gli eserciti che associamo invece al nascere della nostra “Civiltà”. Il cambiamento di mentalità che si è avuto con il cambio di paradigma ha cancellato il ricordo di quel sistema alternativo. Non solo in maniera spontanea e naturale, come molti studi e ricerche vanno sempre di più evidenziando le tracce di quella antica cultura sono state cancellate con intenzione, così come da sempre sappiamo che i Vincitori si comportano nei confronti dei Vinti. La civiltà soccombente è quindi sparita dal nostro orizzonte di consapevolezza storica, il suo ricordo è stato tramandato da strani miti e leggende come quello dell’età dell’oro o delle amazzoni.
Lo psicoanalista James Hillmann nel saggio Un terribile amore per la guerra (Adelphi 2005) arriva alla conclusione che questa disastrosa pulsione umana non può essere estirpata, ma solo contrastata da una libido fortemente artistica, da un trasferimento dell’energia indirizzata al conflitto e alla distruzione verso l’arte e la creatività. Pur se Hillman pare ignaro di questo dato di fatto storico, l’antica Europa neolitica aveva già messo in pratica questo auspicio, e con risultati davvero eccezionali: migliaia di anni di pace ininterrotta testimoniati dai resti archeologici sapientemente decifrati da Marija Gimbutas.
Da quella antica civiltà proviene il messaggio che una società umana pacifica ed egualitaria è possibile. L’associazione Laima, dedicata fin nel nome alla memoria di Marija Gimbutas, si incarica di veicolarlo e diffonderlo, il che è importante in un’epoca di forte regressione patriarcale in tutto il pianeta.

 

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Mariagrazia Pelaia

Mariagrazia Pelaia

 

Mariagrazia Pelaia è curatrice e traduttrice del testo più importante di Marija Gimbutas, edito in due volumi da Stampa Alternativa nel 2012-2013