La Parola Crona è Nuova, Articolo di Luciana Percovich

 

Crone di etnia Moso, foto di Francesca Rosati Freeman

                                               Crone di etnia Moso, foto di Francesca Rosati Freeman

 

La parola Crona è nuova e abbiamo iniziato a usarla da qualche anno a questa parte nei Cerchi di donne e nelle traduzioni dei libri che parlano di storia antica, miti e sacro femminile per indicare una donna che, entrata nella fase della vita che inizia dopo l’ultimo sangue, non si vergogna di invecchiare ma anzi rivendica le sue rughe e impara a distillare la saggezza accumulata negli anni.

Mary Daly ne ha dato una etimologia eccitante, individuando il termine dell’antico inglese crone, che indicava una donna saggia perché anziana o lucidamente vecchia. Parola apparentemente assente nella lingua italiana e caduta in disuso anche in inglese insieme all’idea che una donna vecchia potesse esercitare potere, essere un punto di riferimento per tutta la famiglia e anche fuori di essa, affascinare le/i nipoti con la sua libertà e i suoi racconti, dotata di una affinità naturale coi più giovani di casa perché più vicina, come le piccole e i piccoli appunto, alla dimensione da cui arriviamo al mondo e in cui torniamo alla fine della vita. E ha immaginato fantastici appuntamenti e trame sin-croniche delle viaggiatrici della quinta dimensione che si incontrano fuori dal tempo ordinario segnato dai doveri e dalle fatiche della cura e imparano a ridere e a navigare in un mondo che non ha più su di loro nessun potere di contenimento e condizionamento che venga da fuori del loro essere profondo.

Anziché mettersi muta in un angolo, o lasciarsi angosciare dalle pubblicità che la vogliono preoccupata dai cattivi odori e dai cambiamenti che vede avvenire nel suo corpo, o diventare la baby sitter sempre disponibile a tappare buchi improvvisi, la Crona sa trovare anche in questa svolta della vita un cerchio di donne con cui mettere a nudo le sue incertezze, dubbi, esitazioni come pure i suoi guadagni. Cerchi in cui ognuna fa da specchio all’altra, diventa maestra l’una per l’altra, confrontando paure e talenti e imparando ad accedere al nuovo stato di pienezza di donne che hanno compiuto il loro compiti di lavoro, crescita e cura degli altri e che scelgono di dedicare a se stesse e alle proprie simili le attenzioni prima elargite solo intorno a sé, portando alla luce e onorando l’una nell’altra la Vegliarda che alla fine prenderà congedo dalle meraviglie e dai disastri del mondo fisico per iniziare un nuovo viaggio, senza rimpianti o cose in sospeso, parole non dette, torti non raddrizzati, ferite non ben guarite.

Tutto ciò però, la reale esistenza di Crone, non è già dato, ma può essere il prodotto di un processo che si sceglie di affrontare e che detto in parole semplici è: imparare a invecchiare. Un processo che si sceglie di percorrere confrontandosi con temi quali l’autorevolezza, il passaggio di esperienze, la creazione di spazio per sé, le paure che nascono dal giudizio degli altri, il lasciar andare ciò che ormai fa intralcio, il distacco per arrivare alla morte serene e pronte al Grande Salto nel Calderone della Rigenerazione.

Invitare e incontrare in Cerchio Crone che possono mostrare come nelle diverse tradizioni sia stata vissuta, rappresentata e raccontata la figura della Crona saranno momenti di nutrimento al nostro avvizzito immaginario sull’anzianità e sulla vecchiaia.

 

 

Luciana Percovich sta portando avanti il progetto di un gruppo di Crone che si riunisce ciclicamente in Italia e sta organizzando un primo seminario a Roma previsto per il 13-14 maggio. Per maggiori info scrivere QUI