Samblana e Soreghina

Testo e ricerca di Laura Rimola (Violet)

 

LA SAMBLANA E IL REGNO DELLE DONNE

 

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Il grande monte Antelao di San Vito di Cadore, sulle Dolomiti bellunesi, mostra sulla sua vetta una conformazione rocciosa che nelle antiche credenze dei popoli matriarcali dolomitici era considerata un alto e possente trono. Il seggio regale, coperto da strati di neve e ghiaccio, si credeva che appartenesse alla bellissima Samblana, una principessa divina che dalla sua candida vetta regnava in armonia e pace su tutta la valle.

 

Secondo la leggenda, la Samblana era un’antica principessa indigena che governava sui Maòi – o Bedoyeres, il matriarcale “Popolo delle Betulle” che abitava nella Pusteria.

La parola ladina bedoyeres deriva da bedoia, ovvero betulla, e ha il significato di “Popolo delle Betulle”, e sebbene i boschi che queste genti abitavano siano ora essenzialmente popolati da conifere, è possibile ipotizzare che in un tempo antico vi crescessero molte betulle.

In queste rigogliose foreste i Bedoyeres onoravano regine e principesse, divine e probabilmente mortali, e si potrebbe dedurre che uno dei loro culti femminili fosse rivolto proprio alla Samblana, signora delle nevi che governava durante il tempo invernale.

 

La storia della Samblana, che istruiva le bambine a diventare bianche come la neve, ed accoglieva nel suo regno bianco le figlie indesiderate, sembra contenere frammenti di un antichissimo culto femminile, che col tempo venne letteralmente sostituito da una religione patriarcale e destinata ai maschi.

 

 

SOREGHINA, LA FIGLIA DEL SOLE

 

Sui morbidi versanti della luminosa Val di Fassa, nei canti alpini e nelle vecchie leggende narrate intorno al larin – il focolare – sopravvive ancora oggi la storia della radiosa Soreghina, una giovane dea solare dolomitica che si diceva vivesse in ogni raggio di Sole.

Figlia di una bellissima vivana e della dorata luce solare, Soreghina vegliava sugli antichi popoli matriarcali durante il tempo estivo, addormentandosi di una morte temporanea quando calavano le gelide ombre dell’inverno.

 

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Divine fanciulle e regine solari dolomitiche, come Donna Chenina, Elba e Soreghina, si alternavano armoniosamente con principesse dei ghiacci, regine e fanciulle della neve, preposte alla veglia invernale. Fra gli antichi popoli matriarcali, in questo caso dolomitici, lo scambio fra le stagioni avveniva infatti lontano da sanguinose battaglie fra divinità maschili patriarcali, che si contendevano il dominio di una o dell’altra porzione di ciclo stagionale. Nessuno scontro infrangeva la pace e il silenzio delle alte montagne, delle valli assolate, dei laghi e dei boschi attraversati da ruscelli d’argento. Solo l’armonia di una danza fatta di scambio naturale fra luci e ombre, fra gelo e tepore, fra sonni incantati o morti temporanee e gioiosi risvegli.

Fra le molte fanciulle divine, figlie dell’estate e della luce solare, Soreghina è forse quella più conosciuta.

 

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La sua storia completa è in:

http://www.tempiodellaninfa.net/public/print.php?sid=272

 

Immagini: Valle Contrin e Val di Fassa, i luoghi abitati da Soreghina